Coronavirus, Gimbe: in un mese quasi dimezzati i ricoveri

In un mese si sono quasi dimezzati i ricoveri per Coronavirus in Italia, giù anche i decessi. Secondo Gimbe sui vaccini serve anche la chiamata attiva

coronavirus italia

Foto Getty Images | Michele Lapini

In un mese si sono quasi dimezzati i ricoveri per Coronavirus nel nostro Paese e si è allentata ulteriormente la pressione sugli ospedali: in 35 giorni infatti, i ricoveri con sintomi nei reparti Covid si sono ridotti del 49,1%, mentre quelli nelle terapie intensive del 45,1%.

Coronavirus, il monitoraggio della Fondazione Gimbe

A indicarlo è la Fondazione Gimbe, che nel suo monitoraggio rileva che nella settimana dal 5 all’11 maggio i ricoverati con sintomi sono diminuiti di del 17,8%, e i ricoveri nelle terapie intensive hanno subito un calo del 5,1%. Sempre nella stessa settimana poi i nuovi casi si sono ridotti del 19%, a 63.409 contro i 78.309 di quella precedente, e i decessi sono diminuiti invece del 15,4%. 

Per quel che riguarda poi la campagna vaccinale, sempre secondo la Fondazione è necessario integrare il sistema della prenotazione volontaria con un sistema a chiamata attiva, accanto a una campagna di comunicazione istituzionale, oltre che a strategie di persuasione individuale.

Il parere della Fondazione è espresso alla luce del fatto che nella fascia d’età compresa fra 70-79 anni è ancora scoperta una persona su quattro e, nella fascia fra 60 e 69 anni, lo è una su due. La Fondazione osserva che “Il 68% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con le Province autonome di Trento e Bolzano che si avvicinano all’80%” e rileva poi anche notevoli differenze regionali “nelle fasce over 80 e 70-79 anni, mentre quella 60-69, a fronte di un rilevante impatto sulle ospedalizzazioni, è ancora molto indietro”.

Più nello specifico, fra i 4,4 milioni over 80, il 77% ha completato il ciclo vaccinale e 13% ha ricevuto solo la prima dose. Fra gli oltre 5,9 milioni della fascia d’età 70-79 anni invece, il 18,1% ha completato il ciclo di vaccinazione e il 55,9% ha ricevuto soltanto la prima dose. Ancora, degli oltre 7,3 milioni che hanno fra 60 e 89 anni, il 12,3% ha ricevuto entrambe le dosi e il 38,2% ha ricevuto invece soltanto la prima. Infine ai soggetti fragili e i loro caregiver sono state finora inoculate 4.751.094 dosi.

In generale “il mancato sprint della campagna vaccinale è influenzato dalla mancata somministrazione di 1.286.041 dosi di AstraZeneca”, sono state le parole di Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe. Le scorte inutilizzate di questo vaccino vanno dal 4,7% del Molise al 46% della Sicilia. “Tenendo conto che l’uso preferenziale di questo vaccino è negli over 60, è inevitabile che i rifiuti influenzino la copertura vaccinale in questa classe d’età” ha poi aggiunto Gili.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, rileva che a un mese e mezzo dalla fine del semestre devono essere ancora consegnate circa 50 milioni di dosi, quasi due terzi di quelle previste dal piano vaccinale, nell’ambito di una campagna vaccinale che sta diventando sempre più dipendente dal vaccino Pfizer.

“Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca finora Johnson & Johnson ha consegnato solo ‘briciole’ e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’Ema” ha osservato Cartabellotta, che ha poi continuato: “In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente”.

Sempre Cartabellotta ha poi notato che a fronte della alte percentuali di over 60 non ancora coperte dalla prima dose del vaccino, “da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno ‘costretto’ ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRNA”.

Figliuolo: “Non facciamo magazzino”

Il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per la vaccinazione, in visita all’hub di Porto Marghera ha ribdito che: “Non facciamo magazzino: quando serve la struttura commissariale fa proiezioni e si bilanciano i vaccini, con cosenso delle regioni interessate”.

Sempre Figliuolo ha poi raggiunto: “Nei giorni scorsi c’è stato un bilanciamento sud-sud tra Sicilia e Puglia. Ne faremo altri su AstraZeneca, in modo da vaccinare più possibile e non tenere nulla ‘in cassa'”. E ancora: “Maggio è un mese di transizione, a giugno dobbiamo aprire le vaccinazioni ad altre fasce d’età e alle aziende”.

“Questo mese avremo circa 17 milioni di dosi, siamo con una media di 450 mila dosi somministrate al giorno con punte di oltre 500 mila tra giovedì e venerdì” ha proseguito.

A giugno dobbiamo aprire ad altre fasce, alle aziende, si faranno test con classi d’età, ‘warm up’ con i medici aziendali per testate la bontà del sistema. Giugno deve essere il mese della svolta per dare la spallata definitiva e lasciarci indietro il periodo peggiore. Dobbiamo arrivare all’immunità di gregge, sono molto confidente che ci arriveremo tempi previsti” ha concluso.

Da non perdere