Coronavirus, Brusaferro: "Cresce l'età dei contagiati, serve massima attenzione"

A ferragosto l'età media si attestava intorno ai 30 anni per stabilizzarsi a fine settembre intorno ai 40, ma ora sta lentamente crescendo

anziani coronavirus

Foto Getty Images | Alvaro Calvo

Con questa seconda ondata di contagi, la circolazione del virus è particolarmente attiva, in tutti i Paesi europei. “In Italia c’è una incidenza molto elevata con un picco significativo nelle ultime settimane“, afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in videoconferenza nell’audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera sul Rapporto dell’Iss e del ministero della Salute “Prevenzione e risposta a Covid-19”.

“Ci troviamo in una fase di escalation”

In alcune regioni la circolazione del virus è particolarmente elevata, come emerge anche dall’ultimo bollettino emanato dal Ministero della Salute, “ma l’idea importante di questa evoluzione – spiega Brusaferro in videoconferenza – è che il virus, a differenza della prima ondata, circola in tutte le Regioni“.

Questa considerazione implica la necessità di adottare misure di contenimento in tutto il territorio nazionale, dal momento che “oggi ci troviamo in una fase di escalation dopo un periodo di transizione. E quindi – ha evidenziato l’esperto – dobbiamo usare misure di contenimento e in parte misure di mitigazione“.

L’età media si sta alzando

L’età mediana delle persone che contraggono l’infezione si sta alzando. Inizialmente si attestava intorno ai 70 anni, poi a ferragosto è arrivata a valori sotto i 30 anni e si è stabilizzato a fine settembre e ottobre intorno ai 40 anni, ma ora lentamente sta crescendo.

Questo è un elemento di attenzione perché vuol dire che un alto numero di persone anziane contrae l’infezione“, ha ricordato Silvio Brusaferro. “Anche a differenza della prima fase dove c’era stato un picco delle infezioni nelle persone giovani, ora sono coinvolti gli ultra 70enni e questo è una dato su cui fare molta attenzione“, sottolinea il presidente Iss.

Superata la soglia di rischio per le terapie intensive

Ma a preoccupare è anche la pressione crescente sulle strutture ospedaliere, sempre più sature e vicine al collasso. “Dobbiamo cercare, come Paese, di garantire, dove ci sia un bisogno di ricoveri in degenza ordinaria o in terapia intensiva, che venga garantito“, ha sottolineato Brusaferro. Alcune regioni, come Valle d’Aosta e Umbria, hanno ampiamente superato la soglia critica dei posti in terapia intensiva, altre regioni vi sono ormai vicine. “Questo vuol dire – secondo l’esperto Brusaferro dover riprogrammare le attività per dare priorità alla clinica dei pazienti con Sars-CoV-2, dilazionando ricoveri per altre patologie“.

Parole di Alanews

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