Coronavirus, l'allarme dei medici: "Ospedali ancora pieni"

Coronavirus, i medici: "Terapie intensive oltre le soglie critiche, rallentamento delle restrizioni possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi"

medici in tute speciali covid

Foto Getty Images | Antonio Masiello

La diffusione del Coronavirus nel nostro Paese rallenta, ma gli ospedali sono ancora pieni. È questo il quadro piuttosto allarmante che delineano i medici, evidenziando la necessità di non allentare le misure anti-contagio.

I principali sindacati della dirigenza medica, che rivolgono un appello a non allentare prematuramente le restrizioni contro Covid-19, sottolineano che i dati in Italia nelle ultime settimane “mostrano progressivi segnali di rallentamento della crescita dei contagi da Sars-CoV-2″.

Coronavirus, i medici: “Cautela nell’allentare misure restrittive”

Tuttavia, le condizioni di sovraccarico di tutto il sistema ospedaliero “con indici di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche Covid ben oltre le soglie critiche individuate” come pure “la marcata circolazione del virus, con circa 530mila contagi attivi, e la persistente elevata mortalità, impongono molta cautela nell’allentare le misure restrittive della movimentazione sociale”.

L’Intersindacale sottolinea ancora che “il personale sanitario si trova ad affrontare ancora per tutto il 2021 criticità di ogni tipo dovute al sovraffollamento degli ospedali“, che con la terza ondata “interessa in successione tutta la nostra penisola, anche aree precedentemente risparmiate come dimostra il caso Sardegna”. 

Per questo ogni allentamento delle restrizioni troppo prematuro “potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti con Covid-19, costringendo per carenza di posti letto gli operatori a scelte strazianti sotto il profilo etico, come il triage inverso, quanto la salute dei pazienti con altre patologie, la cui prevenzione e cura rischia di essere ancora una volta sacrificata“.

Ed evidenzia ancora che in questo modo, per la terza volta, “gli operatori sanitari sono costretti, dopo il secondo picco epidemico autunnale, a ulteriori sacrifici, anche a rischio della salute personale, oltre che ad affrontare una situazione di costante super lavoro fisico e psichico che sta fiaccando le loro resistenze”.

“Rallentamento possibile con meno di 5.000 contagi giornalieri”

I sindacati medici affermano che un rallentamento delle restrizioni sarà possibile “solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell’epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità”.

Per poi concludere: “Senza una soluzione duratura della crisi sanitaria, non vi potrà essere una ripresa economica né un ritorno in sicurezza alle normali relazioni sociali”.

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