Assassinio presidente Haiti: uccisi quattro mercenari

All'indomani dell'assassinio del presidente di Haiti, quattro mercenari sono stati uccisi e altri due sono stati arrestati: dichiarato lo stato d'assedio

Presidente di Haiti

Foto Flickr | Paul Kagame

Quattro mercenari coinvolti nell’omicidio del presidente haitiano Jovenel Moise sono stati uccisi e altri due sono stati arrestati. Lo ha riferito il direttore generale della polizia di Haiti, Léon Charles, spiegando che tre poliziotti che erano stati presi in ostaggio e liberati.

Assassinato il presidente di Haiti

Ucciso a casa sua, nella notte tra martedì e mercoledì, da un commando di elementi stranieri, alcuni dei quali si esprimevano in spagnolo. E’ morto così il presidente haitiano Jovanel Moise. La moglie è in gravi condizioni e sarà trasferita all’ospedale di Miami.

Joseph prende le redini del governo

Il primo ministro Joseph prende le redini del paese e invita la popolazione alla calma. Assicura che esercito e polizia manterranno l’ordine, ma è difficile la situazione a Haiti, il paese più povero al mondo, devastato da un catastrofico terremoto nel 2010, poi da un uragano, poi dal colera. All’indomani dell’assassinio, le strade sono deserte e silenziose, la popolazione spaventata si è barricata in casa.

Le bande criminali di Haiti

Proprio in uno di quei quartieri è stato rapito lo scorso mese l’ingegnere italiano Giuseppe Calì. Ventidue giorni di prigionia da parte di una delle tante bande criminali che rapiscono funzionari stranieri per poi chiedere il riscatto. L’aeroporto della capitale è stato chiuso e la Repubblica Domenicana ha immediatamente chiuso le frontiere. Le informazioni restano confuse, ma l’assassinio mostra tutti i problemi strutturali del paese caraibico.

Una figura controversa

Lo stesso Moise era stato contestato negli anni passati da migliaia di manifestanti, non solo per presunte irregolarità nella gestione di programmi internazionali di aiuti, ma accusato anche di violazione dei diritti umani per il modo in cui reagiva alle proteste.

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.

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