Anziano trovato morto in un pozzo: fermati 3 familiari di Giuseppe Pedrazzini

A Reggio Emilia un anziano è stato ritrovato morto in un pozzo, secondo la Procura è omicidio.

Vigili del Fuoco e Carabinieri
Vigili del Fuoco e Carabinieri – Nanopress.it

Fermati 3 familiari.

L’accusa

Giuseppe Pedrazzini, 77 anni è stato ritrovato morto in un pozzo a Cerrè Marabino,  provincia di Toano, nell’Appennino Reggiano, dove viveva con la moglie.

Secondo gli inquirenti si tratta di omicidio ed è proprio la moglie, Marta Ghilardini, la principale indagata, assieme alla figlia della coppia, Silvia, e al marito di quest’ultima, Riccardo Guida.

Sospettati di omicidio, sequestro di persona e soppressione di cadavere, i tre familiari della vittima si trovano nel carcere a Reggio Emilia.

A richiederla la pm Piera Cristina Giannusa, la quale afferma che a carico degli indagati ci siano diversi indizi di colpevolezza molto gravi, tuttavia si dichiarano innocenti e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, infatti nei vari interrogatori a cui sono stati sottoposti, hanno fatte scena muta, sostenuti dagli avvocati Rita Gilioli ed Ernesto D’Andrea.

Innocenza o colpevolezza?

I tre familiari di Giuseppe Pedrazzini rivendicano la loro innocenza ed estraneità ai fatti, ancora però non è ben chiaro per quale motivo non abbiano dato l’allarme della scomparsa dell’anziano, di cui non si avevano più notizie dalla fine del mese di gennaio.

Giuseppe Pedrazzini
Giuseppe Pedrazzini – Nanopress.it

Pedrazzini aveva lavorato per tutta la vita in una cooperativa sociale del paese e ora si godeva la sua pensione, tuttavia il movente non sembra essere di natura economica dal momento che l’uomo non aveva nulla di intestato né grandi somme di denaro, è in realtà sua moglie ad essere benestante.

Scomparso nel nulla da più di 3 mesi, ne è stata denunciata la scomparsa solo a inizio settimana, siamo quindi solo a maggio quando si comincia a cercare l’uomo grazie alla denuncia di fratelli e amici.

Le forze dell’ordine hanno cominciato dunque la ricerca molto in ritardo, e l’appello era stato esteso, nella giornata dell’11 maggio, anche a livello pubblico.

Il triste epilogo viene raggiunto nel tardo pomeriggio, quando un cane dell’unità cinofila rinviene il cadavere di Pedrazzini in una cisterna profonda circa 6 metri, dalla quale è stato tirato fuori grazie all’intervento del nucleo speciale Saf dei vigili del fuoco, durante un recupero durato l’intera notte.

Tale cisterna si trova proprio vicino la villetta di famiglia, che ora è sottoposta a sequestro contestualmente all’inizio dell’inchiesta contro i familiari con l’accusa di sequestro di persona.

I carabinieri continuano a indagare, controllando i cellulari per trovare i collegamenti mancanti al fine di avere un quadro chiaro della situazione e soprattutto capire il movente dell’omicidio.

È stata disposta l’autopsia perché, nonostante il tempo trascorso, le rigide temperature montane avrebbero conservato il corpo, immerso nell’acqua del pozzo. L’esame verrà eseguito nei prossimi giorni e si potranno stabilire le cause della morte di Giuseppe.