Toni Capuozzo appello per Kemal: 'Chiedo aiuto al governo per salvarlo'

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Foto da Facebook

Toni Capuozzo lancia un appello per salvare Kemal, il bambino che salvò durante gli anni della guerra in Bosnia e che oggi, a 25 anni, rischia di morire per un tumore perché, da straniero, non può operarsi in Italia. Il celebre inviato di guerra ha creato un hastag, #hope4kemal, e ha invitato i suoi follower e la rete a scrivere alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin per chiedere di poterlo portare in Italia e operarlo qui, nella terra che lo ha accolto da orfano di guerra e che in parte l’ha cresciuto. Ora, dopo anni di lontananza e con la burocrazia che incombe, Kemal è uno straniero e non ha diritto all’assistenza sanitaria. “Ha bisogno di essere operato con urgenza perché un linfonodo minaccia il rene“, si legge nell’appello. L’operazione gli è stata negata a Sarajevo, dove oggi vive, ma sarebbe possibile in Italia: per tentare di salvare Kemal però c’è bisogno che la politica scavalchi la burocrazia.

Già una volta Toni Capuozzo ha salvato la vita a Kemal. Era il 1992 e la guerra nei Balcani mieteva vittime ogni giorno. Il giornalista era a Sarajevo, a raccontare il peggior conflitto in terra d’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando conobbe Kemal: all’epoca aveva sette mesi ed era stato vittima di un bombardamento che uccise la madre e gli costò una gamba. “È il padre di Kemal che ci ha chiesto di fare qualcosa per suo figlio. Noi abbiamo deciso di portare via il piccolo. Per attraversare i vari posti di blocco, l’abbiamo dovuto nascondere, avvolgerlo in un giubbotto anti-proiettile“, raccontò allora al rientro in Italia.

Kemal venne portato oltre confine dal giornalista che lo prese con sé, lo aiutò a guarire dalle ferite del corpo, dandogli modo di usare le protesi e di avere una vita normale, e da quelle morali, donandogli l’amore di una famiglia in un momento difficilissimo. Tutto finì quando Kemal aveva 5 anni e il piccolo tornò in Bosnia dalla sua famiglia d’origine.

Ora però la sua vita è di nuovo minacciata, questa volta da un tumore contro cui lotta da due anni. “Alla vigilia del ricovero a Sarajevo gli è stato detto che non è possibile operarlo lì. In Italia, invece, sarebbe possibile sottoporlo a un’operazione, certo difficile e complessa, ma che potrebbe salvargli la vita“, si legge nella lettera-appello alla Lorenzin.

In attesa che il suo appello faccia breccia, Capuozzo ha comunque deciso di agire per conto suo: se non avrà una risposta delle autorità italiane, farà venire lo stesso Kemal in Italia e lo farà operare, chiedendo asilo per ragioni. “È facile, comodo, essere buoni o cattivi in generale, sui grandi numeri – si legge in un post del giornalista su Facebook – Ma a volte devi guardare in faccia le persone, e le loro storie. E dire un sì o un no“.


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Parole di Lorena Cacace

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