Tom Brady, la leggenda e la voglia di ricominciare

Tom Brady lascia i New England Patriot, a 42 anni e dopo 20 anni di carriera costellata di enormi successi, e puntellata da un record dietro l'altro. Una vera leggenda del football americano, la cui storia insegna che la voglia di vincere e ricominciare non deve mai venire meno

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Tom Brady - Foto Getty Images | Maddie Meyer

Quando si pensa al football americano, inevitabilmente si pensa a Tom Brady, colui che nelle ultime ore sta facendo parlare di sé per il trasferimento ai Tampa Bay Buccaneers: potrebbe trattarsi di una trattativa come un’altra, ma per il quaterback più famoso – e forte, ma questo è un giudizio introspettivo – di tutta la NFL, ovviamente non lo è.

Il quaterback quarantaduenne, nato nello stato della California il 3 agosto 1977, ha infatti deciso di lasciare quelli che ormai erano i suoi New England Patriots, dopo ben vent’anni al servizio della stessa maglia. Una scelta dettata dal coraggio di voler mettersi ancora in gioco, nonostante una carriera che lo ha consacrato come il miglior giocatore di sempre. Perché Tom Brady è e sarà sempre pronto al prossimo lancio.

Tom Brady, il talento del Michigan

Il modello americano, in grado di sfornare talenti ogni anno, è uno tra i più invidiati in tutto il mondo, e nel lontano 1997 fu proprio questo sistema a mettere un giovanissimo Tom Brady dinanzi a una scelta davvero ardua: ogni college d’America avrebbe fatto carte false per ottenere quello che era già considerato come uno dei talenti più promettenti del football americano, ma alla fine a spuntarla fu l’Università del Michigan, con i suoi Michigan Wolverines football.

Le cose però, non iniziarono nel migliore dei modi per Tom Brady, che nel primo anno da matricola, si ritrovò addirittura al settimo posto nelle gerarchie di squadra per il suo ruolo. Assunse uno psicologo per tutta la stagione, e dopo un anno, entrò tra i titolari della squadra, stabilendo fin da subito record su record: quello del maggior numero di passaggi tentati e completati fu il coronamento di una stagione stratosferica, tanto che al secondo anno consecutivo da titolare, fu nominato capitano della squadra.

E da capitano, Tom Brady guidò i suoi nella vittoria dell’Orange Bowl con una vittoria ai supplementari ai danni dell’Alabama. In quella partita il baby talento californiano lanciò per 369 yard, portando a ben quattro touchdown. Il suo talento non era più in dubbio.

Il draft e l’esordio nella NFL

Il sogno di ogni giovane sportivo americano ha un solo nome: draft. Negli Stati Uniti, l’unica via a disposizione dei giovani talenti del basket e del football per mettersi in luce è il draft: un evento che si tiene ogni anno, prima dell’avvio di stagione, che consente alle squadre (franchigie nel caso della NBA) di pescare dal cilindro dei college talenti da lanciare poi tra i professionisti. Ed è proprio dal draft che è passato anche Tom Brady, quando nel lontano 2000, al sesto giro, fu chiamato proprio dai New England Patriots, che lo preferirono a un altro promettente quaterback: Tim Rattay.

Una scelta che diede il via alla nascita di una vera e propria leggenda, oltre a essere stata definita “miglior scelta in assoluto” per quanto riguarda il draft sponda NFL. Nella prima stagione nella massima lega di football americano, Brady raccolse il misero bottino di 6 yard, con un unico passaggio completato su tre tentativi. Quella che viene chiamata la “stagione del rookie” non andò certamente nel modo migliore.

La scalata

Ancora una volta, Tom Brady si ritrovò a dover scalare quella montagna che lo teneva troppo lontano dall’obiettivo: la maglia da titolare. Al secondo anno in NFL, però, la fortuna iniziò a girare dalla sua parte: Drew Bledsoe, il quaterback titolare della squadra, rimediò un infortunio alla prima partita della stagione, e dalla settimana successiva Brady divenne il titolare, facendo registrare ottime prestazioni. Quella fu la sua vera occasione, e da vero predestinato, lasciò il segno. Posto da titolare che mantenne per tutta la stagione, fino alla conquista del Super Bowl XXXVI, con tanto di titolo di MVP. Il suo primo vero trofeo, che lo consacrò come il più giovane quarterback della storia a vincere un Super Bowl.

I palloni sgonfiati

Dopo la conquista del primo titolo, Tom Brady ha sempre mantenuto una media sbalorditiva: un trofeo ogni due stagioni fino alla stagione 2008-2009, quando la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro lo costrinse a rimanere fuori per tutta la stagione. Tornò a festeggiare la vittoria di un Super Bowl nella stagione 2014-2015, quando battendo i Seattle Seahawks nel Super Bowl XLIX tornò sul tetto d’America.

Il 1° maggio 2015 venne però accusato di un fatto davvero anomalo: secondo la NFL, nella finale della di AFC (American Football Conference) vinta ai danni dei Colts, Brady avrebbe fatto gonfiare i suoi palloni con una pressione non regolamentare. Gli fu inflitta una squalifica di quattro partite che fu prima revocata, e poi, un anno dopo, riconfermata.

L’ultimo Super Bowl e l’addio

La stagione 2018-2019 è stata quella del sesto e ultimo Super Bowl portato a casa da Tom Brady: all’alba delle quarantuno primavere, trovò il record del 500° touchdown lanciato in carriera, mentre una volta raggiunti i playoff, riuscì a guidare i suoi alla conquista del titolo battendo i Los Angeles Rams. In quella stagione, oltre a battere il record del 500° touchdown lanciato, riuscì anche a superare Peyton Manning per il maggior numero di passaggi da touchdown nella storia della NFL tra stagione regolare e playoff.

Il 4 agosto 2019 Tom Brady firmò il rinnovo con i Patriots con un biennale da 70 milioni; nonostante il super contratto però, quella appena conclusasi è stata l’ultima stagione di Tom con la maglia dei Patriots: da pochi giorni infatti, è arrivata la notizia della firma con i Tampa Bay Buccaneers. Perché Tom Brady, a quarantadue anni, è pronto a scrivere un nuovo capitolo di una storia divenuta ormai leggendaria.

Parole di Redazione

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