Statali senza buoni pasto per crisi Qui!: interviene il ministero della PA alla ricerca di soluzioni

Giulia Bongiorno

Gli statali sono rimasti senza buoni pasto o per meglio dire con in mano dei blocchetti di ticket non più utilizzabili. Si tratta dei buoni pasto Qui!, dato che l’azienda emittente è finita in crisi e non ha pagato gli esercenti che accettavano i buoni con questo marchio, che dapprima hanno cominciato a tutelarsi rifiutando i ticket e alla fine la Consip ha deciso di fermare la convenzione con la società genovese. Per risolvere al più presto la questione, dato che a rimetterci sono in primis i dipendenti e poi anche le singole amministrazioni che si devono approvvigionare di ticket da assegnare ai loro dipendenti, è intervenuto il ministero della PA, con a capo Giulia Bongiorno.

”Saranno individuate in tempi brevi soluzioni idonee a tutelare i dipendenti e porre rimedio a questa situazione che reputo intollerabile. Ho già sensibilizzato le strutture tecniche competenti per avere un approfondimento sulle cause e le responsabilità di quanto accaduto”, afferma in una nota il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno in merito al tema dei buoni pasto e dei disservizi verificatisi in seguito alla disdetta della convenzione con la società Qui Ticket!.

‘Restituire ai dipendenti ciò che spetta’

“Prendiamo atto del fatto che il ministro Bongiorno abbia colto, dopo le nostre reiterate denunce, l’estrema urgenza dettata dalla insolvibilità dei buoni Qui! Ticket. Adesso ci aspettiamo atti coerenti e conseguenti”. Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil che rivendica “atti che permettano alle lavoratrici e ai lavoratori interessati di rientrare in possesso di buoni pasto che siano effettivamente utilizzabili e, soprattutto, di ottenere il rimborso di quelli che sono tuttora in loro possesso”. Per queste ragioni, “serve un atto da parte del ministero che acceleri il processo di restituzione ai dipendenti pubblici di quanto loro spetta. Così come c’è bisogno, per un verso, di fornire indicazioni chiare a quelle amministrazioni tuttora legate da un rapporto contrattuale con la Qui! Group e, per l’altro, di maggiori verifiche, per quanto riguarda le procedure per il prossimo appalto, sull’affidabilità delle imprese partecipanti”, conclude la Fp Cgil.

‘I buoni pasto sono un diritto del lavoratore’

“I buoni pasto sono un diritto economico acquisito dai lavoratori e devono essere usufruiti senza alcuna limitazione di sorta”. Lo afferma il Codacons, commentando le dichiarazioni del ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, sui disservizi relativi ai buoni basto in seguito alla disdetta della convenzione con la società Qui!. “La questione dei buoni pasto che non sarebbero più accettati da numerosi pubblici esercizi e della grande distribuzione coinvolge una platea enorme di consumatori pari a 1 milione di dipendenti pubblici”, spiega il presidente Carlo Rienzi. “E’ assolutamente illegittimo – aggiunge – che un diritto acquisito dei lavoratori venga cancellato con un gesto di spugna e pertanto, se non saranno trovate soluzioni immediate al problema, saranno inevitabili le azioni legali del Codacons contro chi non accetterà i buoni pasto e contro la società erogatrice, a tutela dei titolari dei ticket economicamente danneggiati”, conclude Rienzi.

‘Sostituire in fretta i buoni pasto non più validi’

“Tutti i ministeri e gli enti interessati dalla convenzione disdetta dalla Consip seguano da subito l’esempio della presidenza del Consiglio e sostituiscano immediatamente la società fornitrice di buoni pasto, provvedendo a cambiare i tagliandi già distribuiti”. E’ l’appello lanciato dalla Flp, che rappresenta la Confederazione generale sindacale (Cgs) nel comparto delle Funzioni centrali, per superare l’impasse sul caso Qui!Group. Anche se la convenzione con la società genovese è stata disdetta, infatti, “il problema rimane in tutta la sua gravità – spiega il sindacato – dal momento che le amministrazioni intendono ancora utilizzare i buoni pasto già consegnati, sebbene poi, all’atto pratico, non vengano accettati da nessuno”. “Uno stallo che va superato al più presto – rincara la dose Marco Carlomagno, segretario generale Flp – se si considera che in alcuni casi l’ammanco per le finanze dei lavoratori può arrivare anche al 10 per cento dello stipendio. Ecco perché non c’è tempo da perdere e ogni ulteriore ritardo non può essere tollerato”.

Parole di Kati Irrente

Giornalista per vocazione, scrivo per il web dal 2008. Mi occupo di cronaca italiana ed estera, politica e costume. Naturopata appassionata del vivere green e della buona cucina, divido il tempo libero tra musica, cinema e fumetti d'autore.

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