Science pubblica un report sulla crisi della biodiversità

La rivista scientifica Science evidenzia la necessità di proteggere almeno il 40% della superficie terrestre, per fermare la crisi della biodiversità.

Non c'è un pianeta B
Non c’è un pianeta B – Nanopress.it

I cambiamenti climatici infatti, rischiano di rendere il pianeta invivibile.

Il report pubblicato su Science

Secondo il report pubblicato venerdì sulla rivista Science, è opportuno proteggere la superficie terrestre con comportamenti attenti che punti alla conservazione.

I cambiamenti climatici infatti stanno determinando una forte crisi della biodiversità, cioè degli organismi viventi e dei vari ecosistemi. Tali problematiche porteranno presto a una condizione invivibile, questo quanto afferma l’autore principale, il dottor James R. Allan dell’Università di Amsterdam.

La ricerca ha rivelato per esattezza, che i chilometri quadrati che necessitano di particolare attenzione sono 64 milioni, corrispondenti a circa il 44% della superficie della Terra.

Bisogna agire in fretta poiché secondo gli studi effettati, un’area corrispondente alla vastità del Sud Africa, rischia di non poter più essere abitata dagli esseri umani né utilizzata in altri modi. Questo ovviamente sarebbe devastante per la fauna selvatica e non si sta parlando di periodi troppo lontani, la previsione infatti si riferisce ad un massimo di 8 anni.

Tramite modelli avanzati e proiezioni algoritmiche, gli scienziati autori del report su Science, hanno effettuato una mappatura per capire quali siano le aree migliori per la conservazione delle specie e la preservazione dei vari ecosistemi, con risultati molto chiari.

Biodiversità
Biodiversità – Nanopress.it

In effetti, è emerso che circa 2 miliardi di persone, parliamo quindi di un quarto della popolazione mondiale, vivono in aree che hanno bisogno di essere preservate. Tali territori sono costituiti principalmente nei paesi in via di sviluppo di America Centrale, Asia e Africa.

I paesi uniti per la salvaguardia della biodiversità

Science ha dedicato un ampio spazio a questa ricerca e gli scienziati che se ne sono occupati, spiegano molto chiaramente come le scoperte effettuate potrebbero avere delle implicazioni per coloro che decidono e negoziano gli obiettivi globali in merito di biodiversità.

Purtroppo è evidente come i governi di tutto il mondo non siano riusciti a raggiungere l’obiettivo internazionale prefissato, di conservare almeno il 17% della superficie del globo entro il 2020.

L’unione fa la forza e anche in questo caso è così, infatti, secondo il report, per rimediare alla situazione ed evitare la crisi della biodiversità, 70 paesi devono muoversi sulla stessa linea, ossia impegnarsi nella protezione del 30% delle loro terre ma anche degli oceani, e questo entro il 2030.

Nel frattempo altri paesi stanno facendo la loro parte, ad esempio l’Italia e la Svezia hanno annunciato il loro sostegno in un fondo internazionale di investimento della cifra di 500 milioni di dollari, che serviranno come aiuto nella protezione del clima nei paesi in via di sviluppo.