Perché Salvini e gli altri politici non scaricano Immuni

Nonostante gli appelli delle istituzioni, sono ancora molti i cittadini e i politici che si rifiutano di scaricare la app per il contact tracing

Matteo Salvini immuni

Foto Getty Images | Antonio Masiello

Scaricare Immuni è un dovere civile: è quello che ci viene ripetuto da alcuni mesi da politici e medici. L’applicazione che consente il tracciamento degli spostamenti dei cittadini nel rispetto assoluto della privacy, serve a indicarci l’eventuale contatto con una persona positiva al Covid, se questa ovviamente l’ha indicato nel proprio profilo. Ad oggi, solo 8 milioni di italiani hanno scaricato Immuni sul proprio smartphone, complice un diffuso scetticismo circa l’effettiva tutela della privacy sugli spostamenti del cittadino che l’ha installato.

La posizione della politica

Sono tanti i politici che hanno dichiarato di non utilizzare Immuni, a partire da Matteo Salvini. Il leader della Lega preferisce avere meno applicazioni possibili sul cellulare per via del fatto che la figlia, giocandoci, potrebbe “icasinarglielo“. Questa la giustificazione del politico interrogato da La Repubblica.

Gianluigi Paragone, fondatore del partito No Europa per l’Italia – ItalExit con Paragone ed ex-5 Stelle, è molto duro nei confronti dell’app: secondo lui, non funziona affatto e scaricarla è del tutto inutile. A sostegno della sua tesi, sempre ai microfoni de La Repubblica, racconta il caso del senatore Marco Croatti entrato a Palazzo Madama con la febbre, non rilevata nemmeno dal termometro.

Nicola Morra si dimostra molto scettico nei confronti dell’effettivo anonimato degli spostamenti registrato da Immuni, infatti dichiara di non volerla scaricare in relazione al suo ruolo di Presidente della Commissione Antimafia.

Salvini: da sempre contro l’App

Quella di Salvini non è però certo la prima esternazione contro Immuni. Quest’state, il leader del Carroccio era intervenuto in diverse trasmissioni televisive per rimarcare i propri sospetti circa la privacy, sostenuti dalla presenza cinese nel sistema di creazione della App, a suo dire decisamente troppo invasiva nella vita dei cittadini italiani. Aveva poi sottolineato come non fosse un obbligo, bensì una scelta a discrezione dei cittadini scaricarla, non un dovere civico, appellandosi quindi alla libertà d’azione.

Immuni: un’applicazione sicura

Il Governo ha però più volte rassicurato sulla totale sicurezza dell’App, tanto che il codice stesso dell’applicazione è libero e può essere analizzato da chiunque. È stata studiata dai colossi dell’informatica statunitense affinché ogni dato raccolto rimanga anonimo.

Immuni può intimorire se si pensa al termine tracciabilità, ma in proporzione, sono molto più “invadenti” le App di messaggistica e i social network, sui quali condividiamo ben più della nostra posizione, ma la nostra vita e i nostri dati in maniera a volte forse troppo leggera.

Parole di Alanews

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