Riforma del Senato: spariranno i senatori elettivi, ma resteranno i portaborse

Secondo la riforma del Senato, l'Aula vedrà sparire gli eletti a fronte di 95 nuovi senatori tra consiglieri regionali e sindaci, ma vedrà la presenza costante di portaborse e collaboratori per i senatori alle prese con il doppio incarico.

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La Riforma del Senato si avvicina, con la composizione di Palazzo Madama in via di definizione senza più senatori elettivi, ma con portaborse e altre figure che dovrebbero rimanere. Il condizionale è d’obbligo, visto che ancora i dettagli non sono chiari, ma come evidenzia Pierpaolo Velonà sul Corriere, la sensazione è che su molte voci di spesa la riforma avrà un impatto minimo se non nullo. Una di queste è la questione portaborse, o come vengono definiti nel bilancio di Palazzo Madama “personale delle segreterie particolare”. Si tratta di persone che aiutano i singoli senatori nei lavori parlamentari, collaboratori che, nella migliore delle ipotesi sono assunti a tempo determinato, e che spesso sono invece pagati in nero.

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La riduzione dei senatori a 95 tra sindaci e consigliere regionali, più i cinque di nomina del Presidente della Repubblica, porterà a un risparmio di 80 milioni e 151mila euro sul bilancio complessivo dell’Aula, visto che non percepiranno indennità. Più difficile mettere mano ad altre voci di spesa, tra personale assunto al Senato e portaborse.

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Questi ultimi hanno avuto nel 2013 una spesa di 12 milioni e 150mila euro, parte dei 541,5 milioni complessivi per il funzionamento della macchina parlamentare. I numeri ufficiali parlano di circa 829 persone che si aggiungono ai portaborse, come segretari, stenografi, assistenti e coadiutori, assunti da Palazzo Madama e che lo scorso anno hanno portato a una spesa di 130,8 milioni di euro. Difficile anche che vengano toccate le pensioni (115,2 milioni all’anno) e i vitalizi degli ex senatori (82 ml).

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Tutte cifre che, a meno di ulteriori tagli, dovrebbero rientrare nei costi anche del nuovo Senato, in cui i portaborse potrebbero avere un ruolo fondamentale. La figura del collaboratore è ancora avvolta nel mistero: non ci sono numeri certi su quanti siano in realtà, anche perché sono dipendenti del singolo senatore e non dell’istituzione in sé. Il loro percorso lavorativo si intreccia con quello dei datori di lavoro con contratti a termine, anche se indagini recenti hanno evidenziato la massiccia presenza di lavoro in nero dentro il Parlamento.

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Con la riforma del Senato, i nuovi senatori avranno il doppio incarico e la figura del portaborse dovrebbe diventare essenziale: sarebbero loro a rimanere a Roma, a seguire le evoluzioni dei lavori, a tenere i contatti tra le Aule romane e quelle locali. Dalla Lega al PD si fa notare come la doppia funzione renderà sempre più indispensabili queste figure, auspicando che si possano utilizzare anche gli assunti a tempo indeterminato per il disbrigo dei lavori quotidiani. Insomma, il nuovo Senato non avrà più senatori eletti ma un esercito di portaborse e affini sì.

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Parole di Lorena Cacace

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