Poderi agricoli in ripresa, solo per la viticoltura

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Poderi agricoli in ripresa,  solo per la viticoltura

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L’ultima indagine condotta dal Centro Studi Casa.it, il portale immobiliare n. 1 in Italia, ha trovato spunto nel Vinitaly di Verona, la fiera più importante del settore che si è svolta nei giorni scorsi, e ha analizzato il settore delle compravendite legate al comparto vitivinicolo. Stando a quanto emerso dallo studio, l’offerta inclusiva di terreni coltivati a vite, parte residenziale e pertinenze produttive (cantine e macchinari) nel periodo 2012/2013 è stata soggetta ad una crescita del +5,8% annuo, con trattative d’acquisto che, nel 90% dei casi, partono da basi molto elevate, superiori al milione di euro.

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Resta pur vero che, poderi e aziende vinicole di proprietà continuano a restare un sogno dedicato a pochi e non alla portata di tutti ma il dato emerso dall’indagine di Casa.it va di certo considerato come uno dei più incoraggianti mai riscontrato negli ultimi 4 anni. Il Centro Studi ha deciso infatti di dedicare la sua attenzione proprio a quella fetta di investitori che volessero in qualche modo rivolgersi al settore, magari pensando all’acquisto di un’azienda vinicola. Vediamo il dettaglio dei “valori in campo” messo a disposizione da Casa.it.

Stando alle informazioni rese note dal centro di Ricerca, in Piemonte, nell’area dell’Asti, il valore di un ettaro di vigneto è compreso tra i 70.000 e gli 80.000 euro. Nella zona di produzione del Barolo e del Barbaresco il costo è rispettivamente di circa 230.000 e di 350.000 Euro, in flessione di poco meno del 20% rispetto a 5 anni fa.

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Spostandoci invece in Lombardia e in particolare nel più grande vigneto, l’Oltrepò Pavese, la situazione è molto variegata: dentro il perimetro della Doc un ettaro a vite vale oggi tra i 35.000 e i 45.000 euro. Resta invece stabile negli ultimi anni il valore dei vigneti in Alto Adige che oscilla tra 600.000 e 1 milione di euro l’ettaro.

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Spostandoci invece nel centro Italia, in Emilia Romagna un ettaro di vigneto per la produzione di Lambrusco oggi può superare anche i 90.000 euro, con un incremento, a seconda dei casi, di oltre il 20% rispetto al 2009. Mentre in Toscana le quotazioni per il Brunello di Montalcino sono rimaste immutate a circa 400.000/500.000 euro a ettaro.

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Vanno decisamente meglio le cose al Sud e nelle isole, dove l’investimento è di certo molto più abbordabile. In Puglia, i vigneti della Doc Castel del Monte si aggirano intorno a cifre che partono dai 30.000 euro a ettaro. In ribasso, invece, quelli del Trapanese, dove si registra un decremento che arriva anche al 30% rispetto ai 50.000 Euro degli inizi del 2009. In tutta la Sardegna, infine, i prezzi dei vigneto non sembrano aver subito variazioni ad eccezione di quelli dedicati alla produzione del Vermentino di Gallura Docg, che oggi quotano intorno agli 80.000 euro l’ettaro (+3%).

Il Centro di Ricerca Casa.it ha poi valutato il prezzario dei cosiddetti “chiavi in mano”. In Toscana, ad esempio, è possibile trovare nelle zone del Chianti interi borghi in vendita a 9 milioni di euro. Nella Maremma il costo scende sino ai 5 milioni. Si abbassa di molto la fascia di prezzo in Lombardia, soprattutto nell’area dell’Oltrepò Pavese, dove si oscilla tra cifre che vanno da 1 a 1,5 milioni di Euro per i terreni più ampi. Il Sud Italia è invece estraneo alle punte toccate in Toscana o Lombardia: in Puglia e Sicilia, il “terroir” negli ultimi 15 anni è stato oggetto di un’accorta politica di riqualificazione che ha permesso ai vini locali di raggiungere ottimi livelli di eccellenza. Si parte da valori di almeno 1 milione di Euro per toccare i 5/6 milioni per gli appezzamenti maggiori in cui sono inserite masserie di grande prestigio.

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Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it, ha così espresso il suo parere in merito all’ultima indagine condotta dal Centro Studi: “Stabilire il reale valore di un vigneto ai fini dell’investimento è un’operazione complessa, dove entrano in gioco non solo le variabili agronomiche, ma anche il valore aggiunto legato alla fama del territorio, al blasone del marchio di denominazione e alla tradizione della tipologia prodotta localmente. Le quotazioni a ettaro e chiavi in mano hanno un valore indicativo. Una stima realistica, inoltre, non può non tenere conto del fatto che il mercato del vigneto “puro”, staccato dalle proprietà immobiliari e dagli altri asset materiali e immateriali di un’azienda vinicola, in Italia pare essere del tutto marginale”.

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