Omicidio Stefano Leo, il presidente di Corte d'Appello si scusa (a metà)

Il presidente della corte d'Appello di Torino: 'Mi scuso come uomo di Stato, ma non è solo colpa della magistratura: abbiamo poco personale'

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Stefano Leo

Stefano Leo in una foto ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

“Io sono qui a prendermi i pesci in faccia per quello che è successo, ma non è solo colpa dei magistrati. La massa di lavoro che abbiamo da smaltire è tale che il Ministero dovrebbe provvedere”. Parole di Edoardo Barelli Innocenti, presidente della Corte d’Appello di Torino rilasciate durante una conferenza stampa in merito all’omicidio di Stefano Leo. Stefano è stato ucciso da Said Mechaquat, italo-marocchino di 27 anni autoaccusatosi del delitto avvenuto lo scorso 23 febbraio sul lungo Po Machiavelli. Said Mechaquat era a piede libero, nonostante sulla sua testa pendesse un ordine di carcerazione per maltrattamenti in famiglia.

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“Siamo qui, prima ancora che come magistrati e giornalisti, come essere umani e il mio pensiero va ai parenti della vittima, ai quali manifesto il mio cordoglio e il mio dolore”, ha dichiarato Barelli Innocenti, il quale ha voluto fare alcune precisazioni: “Se la cancelleria della Corte d’Appello avesse inviato l’estratto alla Procura e la Procura avesse emesso l’ordine di carcerazione, non c’è alcuna certezza sul fatto che Said Mechaquat sarebbe stato in carcere” il giorno dell’omicidio. Perché? Perché “ogni sei mesi il detenuto ha diritto a 45 giorni di sconto”. Quindi Mechaquat avrebbe potuto comunque essere libero. “C’è stato un problema, chiedo scusa alla famiglia come uomo di Stato, ma non è corretto dire che Said Mechaquat sarebbe stato in carcere il 23 febbraio 2019 se la precedente condanna fosse stata eseguita. Poteva non essere in carcere, quel giorno”

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 Edoardo Barelli Innocenti

Il presidente della Corte d’Appello di Torino Edoardo Barelli Innocenti in una foto ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Il magistrato difende la Corte d’Appello: “La Corte d’Appello non è corresponsabile del fatto, questo va detto”.

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Edoardo Barelli Innocenti ribadisce la difficoltà di lavorare sotto organico: “Dai 23 mila fascicoli pendenti siamo scesi adesso a 17 mila e 500. Ma le cancellerie sono comunque in affanno. Il nocciolo è che i magistrati stanno facendo l’impossibile, ma i servizi di cancelleria sono carenti. La maggior parte del personale della Corte d’Appello è applicata. Dieci persone se ne andranno e non verranno sostituite prima dell’anno prossimo. Così non si può fare trasmissione del sapere e dell’esperienza. Serviranno tempo e risorse per formarsi. Si creano però disservizi e voragini. Il problema viene da lontano”.

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Said Machaouat

Said Machaouat, l’uomo sospettato per l’omicidio di Stefano Leo ai Murazzi del Po mentre viene portato in carcere dai carabinieri. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

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Barelli Innocenti è disponibile a incontrare i familiari di Stefano Leo: “Se me lo chiederanno, lo farò. Sono genitore anch’io. L’avvocato della famiglia ha chiesto un incontro e io ho dato la mia disponibilità”.

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