No Expo Milano, Black bloc arrestati e rilasciati: «Sono solo writer»

Un sistema che non funziona: il Tribunale sezione immigrazione di Milano non allontana i presunti anarchici che avrebbero preso parte ai cortei No Expo. A difenderli tutti lo stesso avvocato.

No Expo Milano, Black bloc arrestati e rilasciati: «Sono solo writer»

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AP/LaPresse
 

L’obiettivo era fermare ed allontanare sospetti anarchici e violenti da Milano prima dell’avvento di Expo 2015, ma fra giovani stranieri senza documenti e troppa fiducia da parte dei magistrati della sezione immigrazione del Tribunale, diversi black bloc sono riusciti a scampare all’espulsione. Quattro richieste sono state rifiutate e 13 francesi trovati dalla polizia con bastoni e martelli sono rimasti in città, in quanto privi di documenti.

Su 10 presunti anarchici segnalati solo tre provvedimenti di allontanamento sono stati immediatamente convalidati, altri tre sono stati accettati dopo che la Digos ha trovato per la seconda volta le stesse persone (giovani tedeschi) ad occupare le medesime case in zona Giambellino a Milano, nell’edificio fumogeni e maschere antigas.

I passamontagna? «Una protezione per quando si fanno i graffiti»

Tutto inizia la sera del 29 aprile, quando la polizia ferma un furgone vicino alla stazione di Lambrate con a bordo tre giovani tedeschi: Moritz B., Lukas H. e Johann G. Vengono trovati a bordo bombolette di vernice, uno spray urticante e tre passamontagna, il mezzo si scopre essere stato noleggiato a nome di un amico dei ragazzi.

I tre vengono portati davanti al giudice per il rimpatrio, secondo le disposizioni di sicurezza preventiva, ma le loro giustificazioni sembrano convincere della “buona fede”: «Siamo venuti a Milano per vedere una partita di calcio lunedì sera a Bologna. Preciso che non sono tanto interessato alla partita ma alla subcultura dei tifosi. Sono in vacanza per motivi di turismo e culturali», dice Julius B, «Porto lo spray al peperoncino perché abito in una zona povera e un po’ pericolosa».

Il giovane tedesco afferma che i passamontagna erano una protezione per quando si fanno i graffiti e che le bombolette di vernice sarebbero state utilizzate a scopo “artistico”, legalmente. Fra di loro, Lukas H. ha una segnalazione per infrazione della quiete pubblica a Dortmund, interrogato in merito afferma di non ricordarsi le dinamiche che hanno portato alla sentenza.

Fedina penale sporca e bomboletta alla mano

Joseph L., venticinquenne inglese di Leeds, viene processato dal Tribunale a seguito di un’altra operazione di prevenzione che lo ha identificato come potenziale pericolo per la manifestazione “No Expo”. Il ragazzo si difende affermando di essere solo un writer, facendo leva sul fatto che nella sua Ford con targa francese sono state ritrovate 120 bombolette di vernice spray. «L’alcool, la torcia per segnalazioni e la mazza da baseball nella macchina non erano mie, quando sono entrato in auto non mi sono accorto di nulla», dice Joseph.

Nelle mani degli investigatori arriva il curriculum criminale del ragazzo, che riporta un arresto a Leeds nel 2012 per possesso di pistola elettrica: il venticinquenne inglese si giustifica dicendo che all’epoca faceva uso di stupefacenti e alcool, e che l’arma era una prevenzione a seguito delle minacce del suo pusher. Il file arrivato tramite l’Interpol però non si conclude con questo fatto, ma verbalizza anche 5 mesi di carcere in Svizzera : «Sono stato liberato tre settimane fa, solo per aver fatto dei graffiti», dice il giovane.

I report della polizia che si è occupata dell’arresto del giovane parlano di una denuncia il giorno precedente al processo per detenzione e fabbricazione di materiale esplosivo. Questi i precedenti di Joseph L., che stando al buon senso comune costituirebbero in sè materiale per il famoso allontanamento a scopo preventivo dall’Italia. Anche in questo caso però, il giudice decide di lasciarlo andare.

Lo stesso avvocato per tutti

Abbiamo voluto riportare prima le vicende dei tre tedeschi e di Joseph L. per arrivare al punto, ovvero un dettaglio che li accomuna: tutti non vivono in Italia e nonostante ci si aspetti la nomina di un avvocato d’ufficio per assisterli durante il processo, si sono presentati davanti al giudice con lo stesso difensore.

Guarda caso questi è uno dei legali più nominati dagli anarchici milanesi, francesi e tedeschi trovati dai Digos nelle case occupate in zona Giambellino e nei ritrovi “No Tav” di zona Mac Mahon, qualche giorno prima che scoppiasse l’Inferno a Milano.

Nonostante sia lecito, questo passaparola fra black bloc lascia aperte diverse interpretazioni sulla “buona fede” dei ragazzi interrogati e poi rilasciati, anche se poi sono stati le immagini e i fatti a parlare da sè.

Parole di Cecilia Casadei

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