Nessuna riapertura a breve, la conferma del governo

Dopo l'acceso dibattito è arrivata la conferma del governo: le attuali misure di isolamento proseguiranno ancora per settimane. Scartata la proposta lanciata pochi giorni fa dal leader di Italia Viva circa una riapertura a breve di fabbriche e scuole

Nessuna riapertura a breve

Foto Getty Images | Marco Di Lauro

Non ci sarà nessuna riapertura a breve del Paese. Alle dichiarazioni di scienziati e virologi è infatti seguita la conferma del governo: le attuali misure di isolamento domestico e di rigore si renderanno necessarie ancora per settimane. È quanto affermato sia dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, secondo il quale “le misure in scadenza il 3 aprile inevitabilmente saranno allungate”, che dal ministro della Salute Roberto Speranza, che sull’argomento si è così espresso: “Le misure il 3 aprile scadono, e posso dire che saranno sicuramente allungate. Ci sarà bisogno ancora di un sacrificio che non penso sarà brevissimo”. Le dichiarazioni di Boccia e Speranza seguono peraltro quelle precedenti del premier Conte e del ministro Lamorgese. Anche il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora si è espresso sull’argomento, specificando in particolare che il blocco alle partite di calcio sarà esteso a tutto il mese di aprile.

Nei giorni scorsi si era acceso il dibattito sull’argomento: a favore della riapertura a breve di fabbriche e scuole – le prime entro Pasqua, le seconde a inizio maggio – si era espresso infatti Matteo Renzi, il quale aveva incontrato l’immediata opposizione di scienziati, ministri ed esponenti di altri partiti, secondo i quali, come si è detto, qualsiasi proposta di riapertura a breve del Paese sarebbe ad oggi prematura ed irrealistica.

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Sommerso dalle critiche in seguito ad una precedente intervista rilasciata sull’argomento al quotidiano Avvenire, il leader di Italia Viva sabato era tornato sulla complessa questione della riapertura del Paese, precisando la propria posizione in una diretta Facebook: “Bisogna dire la verità agli italiani, l’emergenza non durerà una settimana o un mese, ma più di un anno, finché non avremo un vaccino. Non si può chiedere agli italiani di stare chiusi in casa tre anni o tre mesi, dobbiamo iniziare a pensare a come gestire l’uscita, con un reddito di cittadinanza esteso a tutti l’Italia non ha futuro”.

Il senatore aveva poi aggiunto: “Bisogna pensare ad una data di uscita diversa tra chi ha 20 anni e chi 70. I più giovani devono essere messi in condizione di tornare a una nuova normalità”. L’idea rilanciata dall’ex premier è infatti quella di un test sierologico che permetta di individuare le persone che, senza accorgersene, abbiano già contratto il virus e sviluppato gli anticorpi necessari. L’ex premier aveva rinnovato dunque il proprio invito alla riapertura delle scuole, in particolare per i maturandi: “Facendo il test sierologico si può immaginare il rientro a scuola per tutti”.

L’ex premier aveva infine spostato l’attenzione sul piano economico e lavorativo: “Non preoccuparsi di questo significa condannare il Paese a vivere una seconda emergenza, quella economica”. Il leader di Iv aveva invitato dunque a “gestire l’emergenza” mettendo subito in condizione le imprese di tornare a lavorare in sicurezza, perché “col Covid-19 dovremo convivere”.

Immediata era arrivata la replica del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in conferenza stampa aveva confermato il proseguimento della sospensione delle attività didattiche per scuole e università.

Parole di Luca Fiori

Classe 1994, laurea magistrale in Storia e Società presso l'università Roma Tre. Appassionato di Storia contemporanea e politica internazionale. Nel corso dei miei studi ho dedicato particolare attenzione all'analisi di movimenti e partiti politici.

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