Mutilazioni genitali femminili: allarmante il numero di donne coinvolte

Il 6 febbraio ricorre la giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Questa pratica affonda le proprie radici in tradizioni culturali di matrice religiosa, ma soprattutto è emblema di un retaggio maschilista non poco frequente in tutto il mondo. Una consuetudine che mette a repentaglio la salute di molte ragazze e giovani donne, oltre ad essere un'atroce violazione dei diritti umani.

Mutilazioni organi femminili

Foto Shutterstock | HTWE

Il numero di donne che subiscono delle mutilazioni genitali femminili si stima siano circa 125 milioni in tutto il mondo. In base ai dati demografici attuali, circa tre milioni di bambine sotto i 15 anni si aggiungono a queste statistiche, ogni anno. La maggior parte delle donne costrette a subire queste pratiche si trovano in 29 paesi africani, oltre che nei paesi a predominanza islamica dell’Asia, seppur in misura minore. Si registrano casi di MGF anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità.

L’Organizzazione Mondiale della sanità ha individuato quattro diversi tipi di MGF, classificandole a seconda della gravità: la clitoridectomia (tipo I) è la rimozione totale o parziale della clitoride; l’asportazione (tipo II) implica la rimozione totale o parziale di clitoride, piccole labbra con o senza asportazione delle grandi labbra. Questo tipo di MGF prende anche il nome di escissione; l’infibulazione (tipo III) è l’asportazione di clitoride, piccole labbra e parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura di parte della vulva, lasciando solo un piccolo canale per urina e sangue mestruale. A questo elenco possiamo anche aggiungere altre pratiche di mutilazione genitale non classificate (tipo IV).

Mutilazioni genitali femminili: le motivazioni

Diverse sono le ragioni per cui tali atrocità vengono commesse, originate da credenze religiose o frutto del dominio dell’uomo sulla donna. In alcuni paesi si riscontrano motivazioni di tipo sanitario, infatti, in queste zone si crede che le mutilazioni genitali femminili sono necessarie per prevenire infezioni e favorire la fertilità della donna. In alcune parti del mondo, i genitali femminili sono ritenuti osceni, quindi tali pratiche vengo adottate come rimedio a tale oscenità. Alcune motivazioni affondano le proprie radici nelle religioni, infatti, nei paesi islamici adottano queste pratiche come prescritto da Corano, interpretandolo erroneamente. Infine, nella maggior parte di questi paesi, l’idea della donna è fortemente legata ad un’irrazionalità sessuale e a una necessità di purezza, che portano la comunità ad avallare le mutilazioni genitali sulle donne, per un controllo maggiore dell’uomo su di essa.

Conclusioni

Sin dalla notte dei tempi, le donne hanno subito violazioni ed atrocità, senza nessuna colpa se non quella, appunto, di essere donne. Le mutilazioni genitali femminili sono una di queste. Questo fenomeno deve, dunque, farci riflettere sulla necessità di rivalsa del gentil sesso a discapito di un retaggio maschilista dilagante. La MGF è solo una delle forme di dominio dell’uomo sulla donna, ma esistono molti altri tipi di violenze, non solo di carattere fisico. Dunque, da questa giornata dobbiamo ripartire, per far sì che il mondo femminile possa conquistare il rispetto che merita, con azioni concrete contro ogni forma di violenza, e non con qualche parola di rito sopra di un palco, che fungono solamente da specchietto per le allodole.

Parole di Francesco Stavolo

Classe 1994, laureando in Scienze Politiche e Sociologia presso l'università di Roma la Sapienza. Redattore e copywriter SEO.

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