Lecce: bracciante morì per il caldo torrido, condannate due persone

Oltre 14 anni di reclusione per un imprenditore agricolo e il suo mediatore, a causa della morte di un bracciante ucciso dal caldo torrido nei campi vicino Lecce.

Campo di pomodori
Campo di pomodori – Nanopress.it

Il 20 luglio 2015 un bracciante originario del Sudan morì nei campi di Nardò, in provincia di Lecce, sotto il sole cocente.

Una vicenda tragica che ha fatto partire un’inchiesta ai danni di due persone, il datore di lavoro e un connazionale, che faceva da mediatore. I due sono stati ufficialmente condannati per riduzione in schiavitù e omicidio colposo.

Condanna a Lecce per la morte di un bracciante sudanese

È morto mentre raccoglieva pomodori sotto al sole Abdullah Mohammed, che nel luglio del 2015 aveva 47 anni.

Braccianti nei campi
Braccianti nei campi – Nanopress.it

Malato di polmonite, come valutò il medico legale, un malanno che doveva essere riconosciuto ma che invece venne preso sottogamba dall’imprenditore agricolo Giuseppe Mariano e dal mediatore Mohamed Elsalih, anche lui originario del Sudan.

L’inchiesta venne aperta poco dopo la tragedia, la Procura avviò le indagini e non ha mai avuto dubbi sul fatto che la morte poteva essere evitata, senza esporre l’uomo alla fatica della raccolta sotto al sole estivo pugliese, torrido e nocivo per le sue condizioni di salute.

Ora arriva la condanna per i due imputati, più dura rispetto alle richieste dell’accusa: 14 anni e sei mesi di reclusione per entrambi, per riduzione alla schiavitù e omicidio colposo.

Nel giorno della morte di Abdullah le temperature erano di quasi 40 gradi, un caldo fortissimo, condizioni in cui nessuno avrebbe potuto lavorare nei campi, men che meno una persona affetta da polmonite virale.

Una sentenza dura, che rende giustizia alla vittima

Il Salento non ha mai dimenticato la morte di Mohamed Abdullah, che ha perso la vita mentre lavorava umilmente nei campi.

Quel giorno, Mohamed era andato a lavoro come sempre anche se aveva febbre alta e una polmonite in atto, senza fermarsi mai, sotto al sole, al caldo e a condizioni davvero estreme.

L’avvocata Cinzia Vaglio, legale della moglie e della figlia della vittima, ha considerato la sentenza giusta, per una morte che invece purtroppo è stata più che ingiusta.

Mohamed Abdullah era arrivato in Italia cercando di avere un futuro migliore, lasciando la sua famiglia in Sudan, mandando ogni mese i soldi che guadagnava.

Come tanti suoi connazionali, era arrivato in una una delle tendopoli allestite per la stagione estiva alle porte di Nardò, dove alloggiano tutti coloro che lavorano nei campi.

Aveva trovato lavoro lì, nei campi di pomodori di proprietà del condannato Giuseppe Mariano, detto “Pippi”, di Porto Cesareo, tramite appunto Mohamed Elsalih, che si occupava di mediare una volta arrivati i braccianti in Salento.

Purtroppo, quel lavoro gli è stato fatale, ma il Salento non lo dimenticherà mai, tanto che nel 2016 è stata anche apposta una targa in sua memoria, vicino alla Masseria Boncuri, un simbolo per tutte quelle battaglie sindacali che da anni si combattono per i braccianti.