Hotel Rigopiano: la cronologia delle richieste di aiuto

[galleria id=”8449″]

Mentre ancora si cercano persone disperse nella slavina che ha distrutto l’hotel Rigopiano di Farindola, vicino Penne, in provincia di Pescara, lo scorso 18 gennaio 2017 si cerca di fare chiarezza sulle responsabilità mancate che hanno contribuito alla tragedia. L’abbondante neve scesa ininterrottamente per giorni e le insistenti scosse di terremoto, che pure hanno avuto un ruolo fondamentale nella caduta della slavina, hanno in qualche modo rallentato e ostacolato i soccorsi, che, secondo quanto raccontato dai superstiti e da altri testimoni, non sono stati immediatamente allertati, ma sono passate interminabili ore prima che la richiesta di aiuto fosse presa in considerazione. Addirittura l’allerta era stata data undici ore prima del disastro, tramite una email indirizzata alla prefettura. Email rimasta, però, inascoltata.

La richiesta di aiuto è partita dall’hotel Rigopiano 11 ore prima che la slavina si abbattesse sul resort distruggendo tutto.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 7
La mattina di mercoledì, alle 7, l’amministratore della struttura Bruno Di Tommaso aveva infatti inviato una mail a prefettura, provincia di Pescara, polizia e sindaco di Farindola segnalando la situazione “che a causa degli ultimi eventi è diventata preoccupante”. “In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”.

Già dalla mattina di mercoledì 18 la Provincia di Pescara, tramite la Prefettura, era dunque informata del fatto che per raggiungere l’hotel era necessaria una turbina. “A Rigopiano non si va”, riferisce un dirigente nella Sala operativa. A lavoro sulle strade ci sono gli spazzaneve già dalla notte precedente, che però si erano dovuti fermare a un bivio che porta all’hotel a causa della neve troppo alta. A quel punto parte la ricerca di una turbina. All’una si trova una turbina, ma è nell’Aquilano verso Rieti, per portarla nel Pescarese ci vogliono ore. La turbina più vicina si trova tra i comuni di Penne e Guardiagrele. Ma nessuno la ”dirotta” in tempo su Farindola.

Il presidente della Provincia Antonio Di Marco ha visto materialmente la mail dell’hotel: “Nessuno l’ha sottovalutata per il semplice motivo che io alle 14 avevo incontrato la sorella dei proprietari e avevo dato loro rassicurazioni che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era superata – ha detto Di Marco – ma ai fini dell’emergenza io alle 13,30 avevo già spedito la lettera al governo nella quale richiedevo aiuto e mezzi per liberare anche quelle zone. Per me è una mail ininfluente: non ci siamo mai fermati. Quanto alla turbina dell’Anas di Penne, quella che poi ha materialmente liberato la strada di Rigopiano nella notte, nel pomeriggio non era ferma ma stava ripulendo la ss 81 che è di competenza dell’Anas, così come la seconda turbina Anas in quelle ore era a Villa Celiera per salvare anziani intossicati dal monossido di carbonio”.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 11.30
Il presidente della Provincia Antonio Di Marco alle 11.30 parla col governatore dell’Abruzzo, alla ricerca di mezzi spalaneve da far salire a Farindola. I clienti dell’albergo vengono rassicurati: per le 15 ci sarà uno spazzaneve a liberare la strada per far evacuare gli ospiti dell’albergo. Lo spazzaneve non arriverà nemmeno alle 19.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 13.30
Antonio Di Marco alle 13.30 scrive una lettera indirizzata al premier Gentiloni, al prefetto Francesco Provolo e al Comando dei vigili del fuoco, chiedendo “di avere a disposizione immediatamente mezzi turbina”. La Provincia sulla carta ne avrebbe due: una piccola a Passo Lanciano e un camioncino polivalente che però ha la trasmissione rotta e quindi è inutilizzabile.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 16.30
Lo spazzaneve che doveva arrivare alle 15 non giunge perché impegnato in altre priorità, forse arriverà alle 19. Fin dai primi momenti abbiamo pensato che l’orario della slavina fosse le 17.40 circa, ma in seguito alle testimonianze, gli inquirenti ritengono sia avvenuta tra le 16.30 e le 17. Nel frattempo la sorella di Roberto Del Rosso, il proprietario dell’hotel, si reca nel palazzo della Prefettura di Pescara, dove si coordinano i soccorsi, per chiedere informazioni sullo sgombero della provinciale. Ma non accade nulla: la prefettura di Pescara lascia la turbina a lavorare lungo la statale 81.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 17.30
Giampiero Parete di mestiere fa il cuoco, è uno dei due uomini che è riuscito a salvarsi dalla slavina che ha colpito l’hotel Rigopiano di Farindola. L’uomo si trovava nella struttura insieme alla moglie Adriana e ai loro due figli. L’uomo è riuscito a salvarsi perché poco prima che venisse giù mezza montagna era uscito a prendere qualcosa in macchina. “Mentre tornavo verso l’hotel ho sentito rumori e scricchiolii e ho visto la montagna cadere addosso all’edificio. Ha travolto anche me, ma parzialmente. Ho visto gran parte dell’albergo ricoperto dalla neve”, ha raccontato. “Ho provato a entrare dentro – ha proseguito ancora Parete, sotto shock – ma ho rischiato di rimanere intrappolato; allora mi sono aggrappato ad un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina. Poi ho incontrato il manutentore dell’albergo e insieme abbiamo lanciato l’allarme. Dall’interno dell’hotel non ho sentito alcun rumore o movimento”. Quindi Parete ha cercato di allertare qualcuno della catastrofe.

LEGGI QUI IL RACCONTO DEI PRIMI SUPERSTITI

“E’ venuta giù una valanga l’albergo non c’è più, sparito, sepolto. Noi siamo in due, qua fuori, chiama i soccorsi, chiama tutti”. Così Parete ha mandato un messaggio whatsapp a Quintino Marcella, ristoratore e suo datore di lavoro, che infatti poi ha confermato: “Ho chiamato la Polizia che mi ha passato una coordinatrice della Prefettura la quale mi ha detto ‘abbiamo parlato due ore fa col direttore dell’albergo ed è tutto a posto, lì non c’è nulla, l’albergo sommerso dalla valanga è una bufala’. Io ho insistito affinché mandassero i soccorsi, ma mi è stato detto che non era successo nulla, non sono stato creduto”. L’uomo prova a allertare tutti, tanto che qualcuno gli dice pure che rischia una denuncia per procurato allarme: “Ho provato a chiamare anche gli altri. Ho chiamato tutti, 113, 112, 118, 117, 115, oltre a messaggi ad amici e in paese. A Giampiero dicevo che stavamo arrivando, non pensavo ci fossero tutte queste difficoltà.” E poi ha precisato: “Giampiero e tutti gli ospiti dell’albergo avevano pagato e avevano raggiunto la hall pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie. Tutti i clienti volevano andare via”.

MERCOLEDI’ 18 GENNAIO – ORE 20.00
I soccorsi a quel punto scattano, ma sono già le 20 passate. “Purtroppo la macchina dei soccorsi è partita con due ore di ritardo”. “Io sentivo il mio amico via messaggi… continuava a dire aiuto e che gli altri sono tutti morti”. Il ricordo è straziante: “Mi ha detto: Ho perso tutto. Mi auguro che Gesù sia grande e li ritrovino vivi”.

I soccorritori partiti nella serata hanno impiegato ore per raggiungere l’Hotel Rigopiano. La strada è sommersa dalla neve alta oltre tre metri, ingombra anche di tronchi di alberi abbattuti. Le macchine tritaneve si inceppano, finisce il gasolio, l’albergo sembra sempre più lontano. Così i soccorritori sono arrivati dapprima con gli sci a Farindola, alle pendici del Gran Sasso, in piena notte, poco prima dell’alba.

[secgalleria id=”8453″]

Le indagini
“Io penso che, entro una settimana, saremo in grado ragionevolmente di fare un primo punto sulle indagini”, dice il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, annunciando che entro fine gennaio, insieme all’altro magistrato che si è occupato della tragedia di Rogopiano, il sostituto procuratore Andrea Papalia, tireranno le somme, benché parziali, sul materiale raccolto in questi giorni. Sono stati già raccolti diversi faldoni con testimonianze, licenze edilizie dell’albergo, rilievi cartografici, fotografie dei luoghi, tabulati telefonici, piano neve e bollettini meteo. Occorre far luce sulla possibile sottovalutazione dell’allarme.

Impostazioni privacy