Guerra in Ucraina, il Teatro dell’Opera resta aperto: attori e musicisti lavorano gratis

Il Teatro dell'Opera di Donetsk è rimasto aperto anche durante il conflitto che continua a infuriare nel Donbass, oasi di arte e bellezza, con gli artisti disposti a lavorare gratis pur di continuare a calcare il palcoscenico.

Guerra in Ucraina, il Teatro dell’Opera resta aperto: attori e musicisti lavorano gratis

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A Donetsk la guerra ucraina mostra il suo volto più crudele, ma c’è chi resiste alla violenza di un conflitto che ha causato finora 5mila morti e lo fa sfoderando l’arma più potente: l’arte. Il Donbass Opera Theater, conosciuto come il Teatro dell’Opera di Donetsk è infatti aperto: dopo essere rimasto chiuso per mesi nei primi momenti degli scontri, lo scorso ottobre è tornato a vivere, anche sotto le bombe. Attori, registi, ballerini, musicisti e tecnici lavorano gratis da mesi eppure continuano a calcare il palcoscenico. Lo fanno per gli abitanti che sono rimasti in una città semivuota, per non piegarsi alla violenza e per rispondere ai boati dei razzi Grad con le note di Verdi o Bizet.

La notizia della riapertura del Teatro è stata raccontata dalla stampa straniera e anche da quella nostrana. È il segno della speranza che rimane viva pur sotto un cumulo di macerie. Donestsk vive da oltre un anno il terrore e la violenza della guerra tra separatisti e filorussi.

Metà della popolazione ha lasciato la città, negozi e ristoranti sono quasi tutti chiusi. Solo il teatro resiste, nonostante i pericoli, le difficoltà fisiche ed economiche. Gli artisti non percepiscono lo stipendio da mesi, ci si arrangia come si può reinventandosi anche in altri ruoli, si fa tutto il necessario per tenere aperto e offrire musica, danza e teatro agli abitanti, anche senza far pagare il biglietto.

Tutti sanno che il teatro è aperto e questo di per sé è una grande spinta: fa sembrare tutto più normale”, raccontò lo scorso febbraio al Guardian il baritono Sergei Dubnitsky. Da quando il teatro ha riaperto, lui si è adoperato per sopperire alle mancanze tecniche e artistiche: non solo canta, ma ha imparato a dirigere, debuttando con La Traviata.

Non tutti gli spettacoli riescono al meglio, le difficoltà rimangono, eppure nessuno si è tirato indietro, anche perché la gente ha voglia di musica, arte, bellezza. I racconti degli artisti parlano di gente in coda per ore pur di entrare, di giovani e anziani commossi a ogni nota, seduti anche per terra o sugli scalini.

Il Teatro dell’Opera è a Donetsk dall’aprile 1941, ha resistito alla guerra, allo stalinismo, alla caduta dell’Unione Sovietica, alla nascita dell’Ucraina. Nel foyer ci sono ancora i busti di due grandi della letteratura, il russo Alexander Pushkin e l’ucraino Taras Shevchenko, quasi a rappresentare la doppia anima di questa città nel cuore del Donbass.

La buca sotto il palco oggi funge anche da rifugio, quando nel cielo di Donetsk si sentono i razzi e i colpi delle armi. Tutti hanno paura certo, ma quello che traspare dai racconti e dalle parole degli artisti e del pubblico è la voglia di reagire alla violenza del conflitto.

Si sono presi degli accorgimenti: gli spettacoli vengono proposti solo durante il giorno e nei fine settimana, in alcuni casi vengono annullati per lutto, come successe a inizio febbraio quando una granata causò 8 morti alla fermata del bus. Ci sono stati ritardi per problemi alla centrale elettrica, messe in scena difficoltose, con gli artisti a rischiare tutti i giorni anche solo per recarsi alle prove.

Basta ricordare un episodio per dimostrare l’importanza di questa scelta. Lo scorso febbraio, durante l’operetta di Johann Strauss “Die Fledermaus” nelle strade vicine infuriavano i colpi di mortaio: le luci hanno iniziato a tremolare, ci sono stati attimi di paura ma all’improvviso dalle 200 persone già sedute in platea è partito l’applauso d’incitamento e gli attori, un quarto d’ora dopo, sono saliti sul palco.

Il teatro va avanti anche grazie alle donazioni. Anna Netrebko, notissima soprano russo, ha donato 1 milione di rubli, circa 13mila euro, al teatro. Non sono mancate le polemiche per il gesto dell’artista, come non mancano le diverse posizioni degli artisti, tra chi sostiene i separatisti e chi appoggia i filorussi.

Quello che conta però è l’arte, la vita di una città che grazie al loro lavoro appare quasi normale. Perché la bellezza è un balsamo per l’anima, soprattutto quando intorno c’è solo distruzione e violenza. Qualunque sia l’esito del conflitto, gli artisti del teatro di Donestk hanno già vinto.

Parole di Lorena Cacace

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