Coronavirus: come funziona il triage telefonico con il medico

In caso di sintomi riconducibili al coronavirus è possibile telefonare al medico o al pediatra e ricevere una prima diagnosi, consigli e indicazioni per far fronte all'emergenza in tutta sicurezza.

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Coronavirus triage

Foto Shutterstock | Jimmy Tudeschi

È possibile riconoscere e distinguere i sintomi del coronavirus dall’influenza? Come dobbiamo comportarci se abbiamo dei dubbi o temiamo di essere a rischio? Per evitare di intasare ambulatori medici e reparti di pronto soccorso degli ospedali, è stato realizzato un triage telefonico attraverso il quale ci si può mettere in contatto con il proprio medico di base (o pediatra). Questo per ridurre al minino i rischi di un possibile contagio da coronavirus. Ecco come funziona il triage telefonico e quali sono le cinque regole da seguire per minimizzare i rischi di infezione.

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Sintomi da coronavirus e influenza: differenze

I sintomi da coronavirus sono simili ai comuni sintomi influenzali che interessano le vie respiratorie come tosse, raffreddore, mal di gola e febbre. La differenza sta nella gravità delle manifestazioni sintomatiche. Il Covid-19 causa febbre alta (sopra i 38°), tachicardia, difficoltà respiratoria grave, dispnea, forte indebolimento, pressione sistolica inferiore a 100.

Coronavirus triage telefonico: come funziona

Per evitare rischi di contagio sappiamo che è opportuno recarsi nei pronto soccorso o nelle strutture sanitarie soltanto se strettamente necessario. Ma cosa possiamo fare se sospettiamo un’infezione da coronavirus? Si può telefonare ai medici di famiglia o ai pediatri che seguiranno uno speciale triage telefonico per dare ai pazienti una prima diagnosi.

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Ogni paziente può dunque ricevere una prima diagnosi via telefono dal proprio medico, che potrà poi indicare quali comportamenti assumere in tutta sicurezza.
Dopo aver accertato i dati anagrafici del soggetto, il medico prosegue la sua indagine con una valutazione epidemiologica. Chiede se il paziente è stato un contatto con le zone rosse a rischio coronavirus, o con persone che hanno avuto una diagnosi certa di infezione. In caso affermativo si contatta il 112, altrimenti si prosegue con la valutazione clinica.

Il medico valuta le condizioni generali e di rischio del paziente, quindi se sono in corso malattie (anche oncologiche) che interessano i polmoni, i reni, il cuore, se si soffre di malattie metaboliche, se ci si è sottoposti al vaccino (e quale), se si è in gravidanza. Vengono appuntati eventuali sintomi presenti al momento come tachicardia, febbre alta, difficoltà a respirare in condizioni di riposo, se la pressione sistolica è troppo bassa, se ci sono segni di cianosi periferica, etc.

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Se ci sono condizioni di allarme e il medico rilascia una diagnosi di sospetta polmonite si allerta il 112 o il 118 e si predispone la visita a domicilio in tutta sicurezza. In caso contrario si valutano tempi e modi per un ulteriore screening telefonico.

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Se il paziente non riferisce particolare affaticamento, tosse forte e respira normalmente riuscendo a svolgere le normali attività e in caso di sintomi ‘lievi’ come tosse, mal di gola, mal di testa, vomito, dolori muscolari, malessere generale, il medico darà indicazione di sottoporsi a quarantena precauzionale. Saranno quindi ridotti i contatti con conviventi e altre persone, si dovranno usare guanti e mascherine, si dovrà accuratamente pulire, areare e disinfettare i luoghi frequentati. Sempre si dovrà procedere al lavaggio frequente delle mani in maniera corretta.

Perché sottoporsi al triage telefonico per il coronavirus

L’obiettivo di sottoporsi al triage telefonico è chiaramente quello di ridurre al minimo le occasioni di contatto tra pazienti che presentano sintomi compatibili con la sospetta infezione da coronavirus (Covid-19) e altri soggetti non malati. Evitate il fai da te. Rivolgetevi sempre al medico di famiglia o al pediatra: sarà lui a consigliare ogni ulteriore step da seguire.

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Parole di Kati Irrente

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