Bugie nei messaggi, ecco come scoprirle: attenzione ai testi troppo lunghi

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Scoprire le bugie nei messaggi non è semplice. Se capire quando qualcuno ti sta mentendo parlando di persona, altrettanto non lo è se si tratta di un testo scritto. Aggiungiamo la mole di messaggi che entrano ed escono dai nostri smartphone e pc e riconoscere un messaggio pieno di bugie diventa quasi impossibile. Eppure, nella nostra società iper connessa, che ha visto il ritorno prepotente della scrittura come mezzo di comunicazione centrale, sarebbe opportuno imparare a scoprire chi sta mentendo in un messaggio. In nostro soccorso arriva uno studio della Cornell University, pubblicato su arxiv.org dai suoi autori Jason Dou, Michelle Liu, Haaris Muneer, Adam Schlussel, che ha analizzato oltre 1700 messaggi, scoprendo alcune costanti come la lunghezza del testo e l’uso di parole generiche e vaghe.

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Lo studio (che qui trovate nella sua interezza) parte dalla consapevolezza che oggi i messaggi di testo sono la forma più usata nelle conversazioni di tutti i giorni, che siano mail di lavoro, post sui social o messaggi sugli smartphone e che, proprio per questo, diventa sempre più importante capire se stiamo leggendo bugie o verità.

Dal vivo è più semplice scoprire se qualcuno ci sta mentendo, ma nello scritto tutto si complica. Per questo, gli autori dello studio hanno deciso di utilizzare un’app per Android e raccogliere in una settimana 1703 conversazioni: una volta eliminate quelle veritiere, si sono concentrate sulle altre e hanno evidenziato alcune caratteristiche comuni.

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In particolare, i messaggi con bugie sono formati da testi più lunghi, con una media di 8,242 caratteri contro una media di 7,41 di quelli veritieri, e da parole più vaghe, non specifiche. La lunghezza però dipende anche dal sesso di chi scrive: se sono le donne a dover scrivere una bugia impiegano testi più lunghi del 12%, con una media di 9,2 caratteri, contro i 7,2 dei messaggi falsi scritti dagli uomini.

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Il testo poi diventa più lungo se a scriverlo sono studenti o persone con un alto grado di istruzione, con un aumento del 24,75% e una media di 9,425 caratteri.

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Per quanto riguarda l’uso delle parole, gli studiosi hanno notato che entrambi i generi usano frasi vaghe ed evasive quando scrivono un testo fasullo, preferendo termini autoreferenziali: se si tratta di un uomo, l’uso del pronome “io” aumenta in maniera esponenziale, ben più di quanto succeda per le donne.

Si tratta di uno studio tutto da ampliare e da valutare, ma che può essere d’aiuto a chi vuole scoprire le bugie in un messaggio di testo.

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Parole di Lorena Cacace

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