Si è conclusa nella giornata di oggi, a Roma, la prima parte del processo Scarface. Ieri, martedì 24 gennaio, presso il tribunale di Latina è stato ascoltato il pentito Renato Pugliese nell’ambito del processo contro il clan di Silvio.
È stato riconosciuto il reato di associazione di stampo mafioso. Vi sono state 162 condanne per un totale di 19 imputati.
Si è terminata la prima parte del processo Scarface, questa mattina, a Roma. Si è svolto con rito abbreviato davanti ad Angelo Giannetti, gup del Tribunale di Roma, 4 mesi dopo le richieste dell’accusa formulate dal sostituto procuratore Luigia Spinelli.
Ieri pomeriggio, invece, nel tribunale di Latina, è stato ascoltato il pentito Renato Pugliese. Tra i 19 imputati vi è anche il capo del clan Armando Di Silvio detto Lallà. Le condanne sono state molto pesanti, pari a 162 anni.
La condanna più pesante è toccata a Carmine Di Silvio detto “Porcellino”: 20 anni di reclusione; Antonio Di Silvio e Ferdinando Di Silvio sono stati condannati a 19 anni di reclusione; Fabio Di Stefano, “il Siciliano” 19 anni e un mese; Costantino Di Silvio 14 anni e 8 mesi; Costantino Di Silvio 7 anni e 4 mesi. Queste sono state le condanne più gravi, il resto degli imputati hanno avuto pene di reclusioni inferiori.
A loro gli sono stati attributi diversi reati, tra questi l’associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, spaccio di droga, furto, detenzione e porto abusivo di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Operazione Scarface
La prima parte del processo che si è concluso questa mattina a Roma, fa parte dell’operazione Scarface nata nell’ottobre del 2021 da parte della Polizia di Stato della direzione distrettuale antimafia di Roma, con i procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò e con i pm Luigia Spinelli e Corrado Fasanelli.
All’epoca sono state eseguite 33 misure cautelari nei confronti di 33 indagati accusati per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, furto, detenzione e porto abusivo di armi.
Le indagini, nel corso di questi anni, sono state sviluppate grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che dall’aiuto dei collaboratori di giustizia. Secondo quanto dichiarato dalle forze dell’ordine, il clan Di Silvio, aveva preso il pieno controllo del territorio, i quali estorcevano denaro alle attività commerciali del centro storico di Latina, focalizzando l’attenzione sui locali della movida notturna.
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