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Insegnante uccisa da un treno in corsa, i familiari: “Non si è suicidata”

Si infittisce il mistero legato alla morte della povera insegnante Raffaella Maietta, la docente di Marcianise, travolta e uccisa da un treno di passaggio nella stazione del suo Paese, il 5 maggio scorso.

Raffaella Maietta – NanoPress.it

La Maietta, come soleva fare tutte le mattine dei giorni feriali, dopo essersi alzata e vestita, era uscita di casa per andare alla stazione di Marcianise, per prendere il treno che la doveva portare a Napoli, in una scuola del centro storico, dove la donna lavorava come insegnante.

Morte di Raffaella Maietta: Suicidio o Omicidio?

Quindi un giorno come tanti, assolutamente ordinario, senza alcun scossone, difficoltà o litigio che possano aver turbato l’animo di questa signora.

Solo che una volta arrivata alla stazione, la Maietta, di 55 anni, si è gettata sui binari mentre stava arrivando un treno in corsa e, naturalmente, è morta sul colpo. Quindi suicidio, senza ombra di dubbio, al punto che il Magistrato incaricato di occuparsi di questa tragedia, non ha ritenuto utile effettuare l’autopsia e, ha dato subito il via libera per celebrare le esequie.

E infatti il giorno dopo, famigliari, parenti e amici si sono ritrovati nella chiesa di San Simeone, per dare l’ultimo saluto a questa donna, amata e rispettata da tutti.

Questa almeno, fino a ieri, era la versione ufficiale. Si è trattato di un suicidio. Amen. E invece, sia il marito della Maietta, che i figli, dopo lo schock iniziale, da subito hanno cominciato ad avere i primi dubbi su come realmente è avvenuto l’incidente.

I famigliari chiedono di riaprire il caso dell”insegnante

Loro non si riescono a capacitare di questo gesto, e stanno cercando di fare di tutto per far riaprire il caso e dare il via a delle indagini. Secondo i famigliari, la donna non aveva alcun motivo per essere triste, depressa. Non aveva problemi economici e famigliari. La mattina del decesso, non aveva dato nessun segno di squilibrio o di smarrimento.

La stazione di Marcianise : NanoPress.it

E poi, la cosa che ha fatto riflettere i parenti, sono quelle due ore (dalle 6 circa alle 8), in cui la Signora non ha preso il treno ed è stata in stazione. Per quale movito? A quale scopo? L’insegnante ogni giorno, arrivata alla stazione, chiamava il figlio e chiacchierava con lui anche mezz’ora. Quel giorno invece, dopo soli due minuti, la donna ha chiuso la telefonata. Per quale motivo?

Quindi, sono troppi, secondo il marito e i figli, i dubbi su questo suicidio.  E per questo motivo hanno incaricato due legali di mettere insieme tutta la documentazione, in modo da far riaprire il caso al più presto.

Paolo Battisti

Giornalista Pubblicista dal 2013. Amo la storia e mi occupo di politica estera

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