Tina Anselmi, ex partigiana e prima donna ministra in Italia

Tina Anselmi è morta a 89 anni a Castelfranco Veneto, lì dove è nata, il 31 ottobre 2016. Era da tempo malata. La famiglia prega perché Tina Anselmi venga ricordata per il suo alto senso dello Stato e la lotta per la libertà. Ripercorriamo in pillole la biografia di Tina Anselmi. Nata a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, il 25 marzo 1927, da una famiglia cattolica e antifascista, entra nella Resistenza dopo essere stata costretta, il 26 settembre 1944 ad assistere all’impiccagione di 31 partigiani da parte dei nazifascisti. Diventa staffetta con il nome di battaglia “Gabriella”. Dopo la seconda guerra mondiale si laurea in Lettere alla Cattolica di Milano, insegna alle elementari e aderisce alla Democrazia Cristiana. Lotta per i diritti dei lavoratori, in particolare delle donne impiegate negli stabilimenti tessili simbolo della rinascita italiana e delle maestre. E’ impegnata con CGIL e CISL, dirigente del sindacato dei tessili e degli insegnati elementari. Nel 1959 è la vice delegata nazionale delle donne democristiane, nel 1963 è nel direttivo dell’Unione femminile europea. A 41 anni inizia la sua avventura in Parlamento, lunga sei legislature, si batte per la famiglia e le donne. Nella seconda metà degli anni Settanta è la prima donna che riesce a ricoprire la carica di ministro della Repubblica, prima del Lavoro e Previdenza Sociale, poi della Sanità. Da ricordare la sua battaglia sulla parità di trattamento fra uomini e donne nel lavoro. Si deve anche a lei l’introduzione del Servizio Sanitario Nazionale. Porta il suo nome la legge sullo scioglimento delle associazioni segrete, dopo essere stata scelta come presidente della Commissione di indagine parlamentare sulla P2 di Licio Gelli. Tra gli altri incarichi parlamentari Tina Anselmi è stata membro della Commissione Affari sociali.

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