Legittima difesa approvata alla Camera: cosa cambia?

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La riforma della legittima difesa viaggia spedita: il disegno di legge è stato approvato alla Camera fra l’entusiasmo di leghisti ed esponenti di Forza Italia e fra i mal di pancia di grillini e piddini.
Al momento del voto 25 deputati del Movimento 5 Stelle non erano presenti. Il PD si è invece opposto con ogni energia ad una norma accusata di sovvertire “i valori costituzionali proponendo un’idea arcaica di giustizia che diventa vendetta privata”.

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Perché il testo diventi legge occorre però un nuovo passaggio in Senato.

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La riforma si basa su alcuni cardini:

1) Inasprimento delle pene per chi viola la proprietà altrui per rubare.
L’articolo 4 aumenta le pene per chi viola il domicilio. Nel testo si legge che “chiunque s’introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
L’articolo 5 aumenta le pene per il furto in abitazione: da quattro a sette anni (prima era da tre ai sei).
L’articolo 6 inasprisce le pene per la rapina

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2) Viene introdotto lo “stato di grave turbamento” che solleva da qualsiasi tipo di responsabilità qualora si ferisca o si uccida un ladro.
Nel testo si legge: “Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54 si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo. Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all’articolo 61, primo comma, numero 5), ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.

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3) La difesa è sempre legittima.
L’articolo 1 modifica l’articolo 52 del codice penale prevedendo che “sussiste sempre il rapporto di proporzione” tra offesa e difesa. Ci si potrà difendere anche di fronte alla semplice “minaccia dell’uso di armi”.E si potrà agire per difendere non solo la vita ma anche i beni propri o altrui “quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.

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4) Il risarcimento del danno.
Se il ladro viene condannato, ha diritto alla sospensione della pena solo dopo avere risarcito i danni ai derubati.

5) Il risarcimento in sede civile.
La vittima di furto che si sia legittimamente difesa non può essere chiamata a risarcire il ladro in sede civile. In pratica se si viene assolti in sede penale, il ladro ferito (o i suoi eredi in caso il ladro sia stato ucciso) non ha titoli per chiedere soldi al derubato.

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