Cambridge Analytica chiude: l’addio della società dello scandalo di Facebook

Comunica ufficialmente la chiusura Cambridge Analytica ossia la società che era stata coinvolta nello scandalo sui dati privati degli utenti diffusi troppo facilmente, che ha portato Zuckerberg a riferire pubblicamente al Congresso

Pubblicato da Diego Barbera Venerdì 4 maggio 2018

Cambridge Analytica chiude: l’addio della società dello scandalo di Facebook

Cambridge Analytica

È ora ufficiale la chiusura di Cambridge Analytica ossia la società al centro dello scandalo sui dati privati degli utenti di Facebook troppo facilmente recuperabili anche senza il loro diretto consenso. Il motivo è molto semplice: l’inevitabile fuga dei clienti e l’enorme costo dovuto alle vicende legali che hanno coinvolto l’azienda hanno creato un buco che non è stato possibile chiudere ed è arrivata la bancarotta per la realtà che aveva sfruttato dati di milioni di americani anche per scopi elettorali durante le recenti Presidenziali.

Non ha retto economicamente allo scandalo, la (non così positivamente) nota società americana Cambridge Analytica, che era stata coinvolta nello scandalo sull’uso dei dati personali sensibili degli iscritti a Facebook. Vi avevamo spiegato in modo semplice e lineare cosa fosse successo in occasione dello scandalo Cambridge Analytica (come poi era stato soprannominato) e nelle scorse ore è arrivata l’ufficialità di una decisione che era ampiamente prevedibile. Si era addirittura paventato che Facebook potesse diventare a pagamento, ma è stato smentito.

Cambridge Analytica chiude tra le polemiche

Cambridge Analytica era nata nel 2013 come società figlia della britannica Scl Group, foraggiata da uno dei maggiori finanziatori dell’ala di destra della politica americana ossia quello Steve Bannon, che si era schierato in modo netto e inequivocabile dalla parte di Donald Trump. Meno di cinque anni dopo è tutto finito e la nota emessa è piuttosto polemica: “Negli ultimi tempi Cambridge Analytica è stata vittima di numerose accuse che non sono fondate ma, nonostante gli sforzi profusi per correggere le informazioni, è stata denigrata per sono ampiamente accettate oltre che legali”.

L’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, era stato sospeso ad aprile, dopo un’indagine interna che aveva portato alla luce molto marcio, supportate da inchieste giornalistiche che avevano mostrato come il dirigente suggerissse mezzi anche estremi per corrompere avversari politici, come “l’uso” di prostitute e successivo ricatto.

Il leak dello scandalo

Tramite l’app This is your digital life, Cambridge Analytica aveva raccolto dati personali di 270.000 utenti americani (e curiosamente 57 italiani) che erano stati “beffati” anche loro malgrado essendo amici di amici di chi avesse utilizzato questa applicazione. I dati erano serviti per una propaganda social mirata e personalizzata che avrebbe portato grandi benefici alla campagna elettorale del poi scelto Trump. Tutto era stato svelato dal leak dello scorso 17 marzo con la pubblicazione contemporanea di The Observer, The Guardian e il New York Times con l’annuncio della violazione della privacy per milioni di profili social di elettori americani.

Da qui lo scoppio della bolla che ha portato numerosissimi clienti della società ad abbandonarla. Cambridge Analytica non avrebbe così avuto più i mezzi soprattutto economici per sostenersi dopo l’ingente prezzo da pagare per le battaglie legali.