The Great Wall Cover

The Great Wall, un fantasy ricco di spettacolo ma povero di trama

Il maestro Zhang Yimou dirige Matt Damon in un pessimo blockbuster all’americana

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Da tempo, Hollywood guarda alla Cina come a un terreno fertile in cui piantare radici. La Cina, da parte sua, vede nel cinema d’occidente un mercato su cui ancora non riesce a sfondare, nonostante gli sforzi di adeguarsi, poco per volta, ai gusti del pubblico europeo e americano. Da tempo, Cina e Stati Uniti un po’ si sfidano e un po’ si spalleggiano sul campo della settima arte: attori cinesi spuntano in pellicole hollywoodiane, e divi hollywoodiani si ritrovano in film cinesi, mentre le co-produzioni si fanno tanto frequenti da sembrare un intricato e organizzato gioco di marketing e pubbliche relazioni tra nazioni economicamente in guerra. In questo panorama, ecco spuntare The Great Wall, primo, vero blockbuster cinese-americano, il più costoso mai girato interamente Cina. La trama, partorita da menti occidentali, rilegge in chiave fantasy l’origine della Grande Muraglia, monumento simbolo della Cina stessa. Il protagonista ha il volto hollywoodiano di Matt Damon, ma il regista è il cinese Zhang Yimou, regista-autore e venerabile maestro del cinema d’oriente, al suo primo film prodotto con capitali americani. Catastrofe in arrivo? Scommetterci sarebbe davvero troppo facile.

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Parole di Andrea Calaresi

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