Regioni italiane, numero ridotto da 20 a 12: come sarà la nuova geografia politica italiana?

Regioni italiane, numero ridotto da 20 a 12: come sarà la nuova geografia politica italiana?

Si torna a discutere di un nuovo assetto geografico con la proposta approdata in Senato di ridurre le Regioni da 20 a 12.

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Aggiornamento del 27/10/2015

La notizia dell’assemblamento delle regioni non ha nemmeno fatto in tempo a diffondersi che è arrivato perentorio lo stop di Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd e presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia. Ha dichiarato, a tal proposito: ‘Non si può mica cominciare dalla coda. E poi abbiamo appena deciso l’abolizione delle province. Accorpassimo ora le Regioni, sarebbe un triplo salto carpiato. Insomma, tutto è possibile, ma nell’interesse dei cittadini’. E ha aggiunto, negando ogni sorta di interesse personale: ‘Non mi spaventa la gestione comune di funzioni e competenze, anzi la auspico. Ma una frammentazione territoriale è pericolosa. Non a caso siamo definiti il Paese degli 8 mila campanili. Piuttosto riaggreghiamo i Comuni piccoli, sotto i 10 mila abitanti’.

Lo stop della Serracchiani ha trovato altri consensi all’interno del Governo, tuttavia c’è anche chi pare essere d’accordo con il progetto delle macroregioni di Morassut e Ranucci. Giovanni Toti, ad esempio, presidente ligure di Forza Italia e consigliere di Berlusconi, ha dichiarato: ‘Ne bastano anche solo 5, quelle dei collegi delle Europee’.

Inevitabile la reazione delle regioni più piccole, che sono già sul piede di guerra. Il governatore del Molise, ad esempio, Paolo di Laura Frattura ha affermato: ‘Non c’è un no pregiudiziale da parte nostra. Ma non si può smembrare la storia con una matita. Va bene accomunarci all’Abruzzo, ma non ha senso mandare Campobasso con la Puglia. Consiglio di ascoltare i territori: i confini devono essere legati alla storia e alla cultura’.

09/10/2015

Dopo 45 anni la cartina d’Italia potrebbe cambiare, passando da 20 a 12 Regioni. In Senato è arrivato, con l’approvazione del governo, il ddl a firma dei senatori PD Roberto Morassut e Raffaele Ranucci che rivoluzionerebbe la geografia del nostro Paese, creando delle macroregioni al posto delle attuali divisioni territoriali. La decisione potrebbe essere epocale, modificando l’aspetto dello Stivale e andando a cambiare anche la percezione degli italiani, così legati al territorio. Per i due relatori, è importante che se ne discuta soprattutto in visione dell’entrata in vigore del ddl Boschi. Cosa accadrà con le nuove macroregioni in un Paese dove si litiga da un Comune all’altro e dove si cambia dialetto a distanza di 5 chilometri? Intanto, scopriamo come i due senatori vorrebbero cambiare l’Italia.

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Parole di Lorena Cacace

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