Negozi chiusi domenica e per le feste: il parziale dietro-front di Di Maio

Vediamo in cosa consiste la proposta che taglia le liberalizzazioni volute dal governo Monti in materia di commercio

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 10 settembre 2018

Di Maio / ansa

La chiusura dei negozi la domenica è stato uno dei temi presenti nella campagna elettorale del M5S e lo stesso vicepremier Luigi Di Maio ne ha fatto una sorta di bandiera appena è nato il governo Conte. La proposta di chiusura degli esercizi commerciali alla domenica e durante le feste ha messo in allarme non solo la grande distribuzione ma anche una buona parte di lavoratori e clienti che si sono allarmati pensando agli eventuali posti di lavoro persi e a mancate opportunità di far slittare alla domenica la spesa settimanale. Ma proprio mentre la legge che mira a cambiare la ‘Salva Italia’ di Monti (2011) approda in commissione alla Camera, Luigi Di Maio interviene per chiarire come funzionerebbero le cose se la legge del M5S venisse approvata e resa operativa. In pratica, rispetto a quanto tanto sbandierato finora, le chiusure domenicali non saranno altro che turnazioni domenicali decise, come già si faceva in passato, tra Comune e commercianti: ”Ci sarà sempre un posto dove andare a fare la spesa. Ci sarà un meccanismo di turnazione per cui resterà aperto il 25% dei negozi, gli altri a turno chiudono”. Ad ogni modo entro l’anno ”sicuramente”, spiega Di Maio, arriverà la legge che frena – almeno nelle premesse – la liberalizzazione delle aperture e degli orari nel commercio. Ma vediamo di seguito in cosa consiste la proposta di legge che andrà a modificare la chiusura domenicale dei negozi e i punti principali del testo.

Proposte di legge da M5S e Lega

Davide Crippa e Giuseppe ConteDa sinistra: Davide Crippa, sottosegretario allo Sviluppo Economico, e Giuseppe Conte, presidente del Consiglio / ansa

Il sei settembre in commissione Attività produttive è stato definito l’iter per rivedere le liberalizzazioni di Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane, ha fatto sapere Michele Dell’Orco (M5S), sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Addio negozi aperti H24? E’ quasi sicuro, occorre solo capire quale proposta di legge presentata alla Camera passserà, se quella deputato M5S e sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa, che ha firmato un testo insieme ai parlamentari pentastellati Massimiliano De Toma, Rachele Silvestri e Andrea Vallascas, oppure se il testo a prima firma Saltamartini (Lega). E’ certo che Crippa e Saltamartini si sono incontrati, evidentemente per mettere a punto un testo uniformato con le diverse proposte. Di sicuro cambieranno un bel po’ di cose nel settore del commercio. Vediamo allora i principali punti della proposta che taglia le liberalizzazioni volute dal governo Monti in materia di orario dei negozi.

Una legge contro l’art.31 del decreto ‘Salva Italia’

La proposta di legge che modifica gli orari di apertura degli esercizi commerciali prevede un totale massimo di 12 giorni l’anno di festività lavorate per ogni singolo esercizio commerciale, con un 25% degli esercizi aperti in ogni comune, divisi per settore merceologico, che rispettino turni a rotazione stabiliti a livello comunale. La limitazione delle aperture nei giorni festivi è in deroga alle sole domeniche del mese di dicembre oltre ad altre quattro domeniche o festività durante l’anno.

Al momento, in base all’articolo 31 del decreto Salva Italia del 2011, non c’è alcun obbligo da parte degli esercenti di tenere chiuso in determinati orari, anzi c’è libertà totale sulle aperture domenicali e festive.

Se passasse la proposta grillina, in pratica la liberalizzazione completa resterebbe sì, ma solo per gli esercizi commerciali delle località turistiche. Per tutti gli altri negozi e attività commerciali sparsi in Italia ci sarebbero da seguire le norme stabilite a livello locale. Questo perché, secondo Crippa, occorre dare un freno alla liberalizzazione prevista dal decreto Monti, colpevole di aver penalizzato le piccole realtà, perché ‘non operando alcuna distinzione tra piccoli e grandi esercenti, li pone in condizione di concorrenza diretta e spietata, senza mediazione alcuna’.

Inoltre la proposta di legge si compone di un altro articolo in cui si dispone la creazione di un Osservatorio sulle aperture domenicali e festive presso il ministero dello Sviluppo Economico, in modo da verificare gli effetti della regolazione delle aperture domenicali e festive prevista dalle legge. Dovrebbe essere composto da dieci membri tra funzionari del Mise, rappresentanti delle organizzazioni di categoria, sindacali e dei consumatori, che per il loro lavoro non percepiranno compensi.

Il commento del rappresentante sindacale

“Abbiamo analizzato la proposta di Legge che prevede un ritorno ad una regolamentazione con il massimo del 25% delle aperture domenicali e festive e dal progetto sono escluse le zone turistiche, ma su questo il Sottosegretario ha lasciato spazi d’intervento e invieremo al Ministero le nostre integrazioni. Abbiamo affrontato i temi della precarietà e dello sfruttamento e anche su questo il Ministero si è mostrato attento e ha dichiarato di voler rivedere il sistema ispettivo. Il nostro impegno non si conclude oggi, ma prosegue al fianco dei milioni dei senza domeniche”, ha commentato Francesco Iacovone, dell’esecutivo nazionale Cobas.