Per mio figlio Diane

Per mio figlio, un thriller interessante ma povero di suspense

Una madre cerca vendetta per suo figlio, ucciso da un pirata della strada

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La cornice è idilliaca: case con vista lago, sentieri verdeggianti tra i monti, paesi tranquilli e persone sorridenti. Eppure, c’è del marcio sul Lago Lemano, specchio d’acqua conteso tra Svizzera e Francia. E in fondo sono sempre i luoghi più incantevoli a nascondere i segreti più inconfessabili. Per mio figlio, secondo film del regista elvetico Frédéric Mermoud, parte proprio da questo presupposto: una storia di ossessioni incontrollabili e di delitti impuniti, con protagonista una donna qualsiasi in cerca di una qualsiasi forma di vendetta. Hitchcock in Svizzera? Quasi. Sulla carta, questo film sembrava avere tutte le caratteristiche di un thriller vecchio stile, con tanto di intramontabile giustizia-fai-da-te tanto ricorrente nei classici del genere. Ma le apparenze ingannano: così come il lago non è il posto tranquillo che può sembrare, Per mio figlio non è il giallo serrato che vi potreste aspettare…

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Parole di Andrea Calaresi

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