Omicidio Lidia Macchi

Omicidio Lidia Macchi: ergastolo per Stefano Binda

La studentessa varesina era stata uccisa il 5 gennaio 1987. Il suo cadavere sfregiato con 29 coltellate era stato ritrovato nel bosco di Cittiglio. Dopo 31 anni Stefano Binda, amico di Lidia Macchi, è stato giudicato colpevole dell'omicidio della ragazza

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La lettera che ha incastrato Stefano Binda

La svolta epocale nel caso dell’omicidio di Lidia Macchi arriva nel 2016, a distanza di quasi trent’anni, quando la Polizia ha arrestato a Brebbia, in provincia di Varese, Stefano Binda, allora 47 anni, un ex compagno di scuola della vittima appartenente a Comunione e liberazione. Gli inquirenti sostenevano potesse essere lui l’autore della lettera anonima che giunse alla famiglia della ragazza, nei giorni successivi al funerale. Binda è stato condotto in prigione il 15 gennaio 2016, e da allora si è sempre rifiutato di parlare davanti agli inquirenti. I misteri su questa vicenda però erano davvero troppi, e la Procura generale di Milano, dal momento che a carico dell’uomo c’erano soltanto indizi, ha fatto in modo che le nuove indagini fossero svolte a ritmo serrato.

Stefano binda ergastolo per omicidio Lidia Macchi

L’inchiesta, infatti, era stata archiviata e poi riaperta quando cominciò a circolare la copia della lettera recapitata il giorno dei funerali a casa Macchi. La lettera conteneva una poesia intitolata “In morte di un’amica”. Dopo la pubblicazione della lettera su un giornale, un’amica riconobbe la calligrafia di Binda. Il caso fu riaperto, tutte le circostanze riconsiderate, il corpo della ragazza riesumato per una nuova autopsia e furono disposte nuove ricerche per trovare l’arma del delitto. Subito dopo Binda fu arrestato: era il gennaio del 2016, 29 anni dopo il delitto.

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Parole di Redazione

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