Grecia, fine della Troika: le tappe dell’uscita dalla crisi

Ma c'è poco da festeggiare dato che il Paese è gravato da una fortissima disoccupazione e da un'economia ancora molto fragile

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 20 agosto 2018

LA GRECIA FUORI DAL PIANO DI AIUTI, MA LA CRISI RESTAUn complesso commerciale chiuso ad Atene / ansa

La Grecia esce ufficialmente oggi, 20 agosto, dall’era dei salvataggi Ue-Fmi, dopo otto anni di rigide e impopolari misure di austerità risultate necessarie dal piano di aiuti internazionali che hanno evitato la bancarotta e l’uscita dall’Euro. Il premier Alexis Tsipras è riuscito a traghettare il suo Paese fino alla normalità, che però vede la crisi economica ancora dietro l’angolo, nonostante tutto. La popolazione infatti, soffre ancora della riduzione di stipendi e pensioni e soprattutto la disoccupazione, tanto che il governatore della Banca Centrale di Grecia, Yannis Stournaras, ha affermato che c’è ancora ”molta strada da fare” per uscire fuori definitivamente dalla crisi dell’economia. Per avere un quadro chiaro della situazione, di seguito abbiamo ripercorso le date decisive che hanno generato la crisi del debito, che ha portato la Grecia sull’orlo del baratro e a un passo dall’uscita dall’euro.

– OTTOBRE 2009
Il governo socialista di Georges Papandreou, insediatosi a ottobre del 2009, ammette che il deficit pubblico (al 12,7% del Pil) è due volte più alto di quanto si pensasse inizialmente. Il dato viene successivamente rivisto al 15% del Pil, contro il tetto del 3% previsto dall’Unione europea.

– DICEMBRE 2009
Le agenzie Fitch, Standard & Poor’s e Moody’s abbassano il rating della Grecia, sollevando timori che il Paese possa non sostenere il suo debito.

– APRILE 2010
Atene chiede aiuto.

– MAGGIO 2010
La Grecia diventa il primo Paese della zona euro a ricevere un prestito internazionale di salvataggio: Ue e Fmi varano un pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro in cambio di misure di austerità, che includono tagli massicci alla spesa pubblica e aumenti delle tasse, contro cui si solleva tutto il Paese. Si susseguono violente manifestazioni, in cui muoiono tre persone. Vengono sborsati 73 miliardi di euro.

– MARZO 2012
L’Eurozona prepara un secondo pacchetto di prestiti da 130 miliardi di euro e, dopo negoziati tormentati, i creditori privati concedono alla Grecia il ‘write off’, cioè la cancellazione’ di 107 miliardi di euro di debito, su un totale di 206. Comincia così la routine delle visite di controllo della ‘troika’ – composta da Commissione Ue, Bce e Fmi.

– MAGGIO 2012
I due principali partiti politici che hanno accettato le misure di austerità in cambio del salvataggio perdono consensi nelle elezioni.

– GIUGNO 2012
I due partiti pro-bailout costituiscono il cuore di un nuovo governo, guidato dal premier conservatore Antonis Samaras.

– APRILE 2014
La Grecia torna sui mercati, chiaro segnale di progressi.

– GENNAIO 2015
Il partito di sinistra Syriza, di Alexis Tsipras, vince le elezioni anticipate, in gran parte grazie alla sua opposizione alle misure di austerità, che definisce controproducenti e che a suo parere spingono l’economia sempre più nel pantano. In cinque anni l’economia greca si è ristretta del 25%, come pure i salari, e un quarto della forza lavoro risulta disoccupata: quella che Tsipras definisce una “crisi umanitaria”. La Grecia diventa così il primo membro dell’Ue guidato dalla sinistra radicale.

– FEBBRAIO 2015
I creditori della Grecia acconsentono a estendere i prestiti di salvataggio fino alla fine di giugno, dando a Tsipras un po’ di respiro. Atene promette riforme in cambio degli ultimi 7,2 miliardi di euro di fondi di salvataggio.

– GIUGNO 2015
Tsipras indice un referendum, chiedendo ai greci di dire sì o no alle condizioni di salvataggio proposte dai creditori internazionali. Tre giorni dopo Atene non rispetta una scadenza di pagamento di una rata da 1,5 miliardi di euro al Fondo monetario.

– LUGLIO 2015
Il 5 luglio gli elettori greci votano ‘OXI’ nel referendum, cioè ‘NO’ alle proposte dei creditori. Il giorno dopo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis si dimette. Una settimana dopo Tsipras è costretto a firmare un terzo programma di salvataggio, in cambio di riforme ancora più dure di quelle respinte dal referendum. Tsipras nomina una nuova squadra di governo, che esclude le figure più radicali che si opponevano alle condizioni del salvataggio.

– AGOSTO 2015
Il Parlamento greco approva il terzo programma di salvataggio, di circa 86 miliardi di euro. Diserzioni da Syriza da parte dei membri più a sinistra: per questo Tsipras indice elezioni anticipate. Atene riceve la prima tranche del nuovo piano di aiuti, il che le consente di ripagare in tempo una rata di debito di 3,4 miliardi di euro alla Bce.

– SETTEMBRE 2015
Alle elezioni Tsipras riesce a farsi rieleggere. Il suo partito Syriza forma allora una coalizione di governo che spingerà le riforme previste dal programma di salvataggio.

– DICEMBRE 2016
I ministri delle Finanze della zona euro approvano delle misure di alleggerimento del debito a breve termine per la Grecia. – GENNAIO 2018 Il capo dell’Eurogruppo, Mario Centeno, annuncia l’avvio di “lavori tecnici” su misure di ristrutturazione del debito.

– APRILE 2018
Il ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ammette che il Paese resterà sotto “sorveglianza potenziata” alla scadenza del programma di salvataggio.

– 21 GIUGNO 2018
I ministri delle Finanze della zona euro raggiungono un accordo che fissa le condizioni dell’uscita della Grecia dal programma di salvataggio, per il 20 agosto. Ma, dal momento che sul Paese pesa un debito che è salito al 178% del Pil, fino al 2022 resterà sottoposto a una “sorveglianza rafforzata”.