Che succede in Siria: la spiegazione in breve

Usa sì Usa no? Chi resta in Siria e con che ruolo? Capiamo i possibili scenari di un conflitto che potrebbe proseguire come missione a tempo

Pubblicato da Redazione NanoPress Martedì 17 aprile 2018

SOTTOMARINO USA CHE HA LANCIATO MISSILI IN SIRIA ERA A NAPOLI A MARZOIl sottomarino nucleare statunitense, Uss John Warner, era stato avvistato a Napoli, lo scorso 20 marzo, ed è risultato essere uno degli assetti americani che ha partecipato all’attacco missilistico in Siria / ansa

La domanda che ci si pone all’indomani delle dichiarazioni del presidente francese Macron, riguardo il ritiro delle truppe americane in Siria, ha una risposta che rimane insoluta. Cosa farà Trump? Gli interventisti al Pentagono spingono per continuare, Trump vuole accorciare i tempi, Macron si sta rimangiando di aver convinto Trump a non ritirare le truppe in territorio siriano. In sintesi è questo il quadro della situazione.
I russi hanno la presenza di circa 4 mila uomini, più i mercenari della compagnia Wagner (assoldati per evitare perdite di soldati regolari e per mascherare la presenza russa) e non sono intenzionati ad abbandonare la Siria. Troppo importante mantenere la propria influenza per ribadire una presenza solida e forte, sebbene Putin continui ad annunciare ritiri e che tutto è finito.
Gli alleati hanno unità speciali composte da 2 mila soldati e a loro si aggiungono i contractors, assoldati per operazioni di logistica e azioni belliche.
Nasce quindi l’idea della missione a tempo con tre possibili scenari. Il primo che le truppe alleate resteranno a lungo per avere un ruolo regionale. La seconda per contrastare la spinta iraniana e la terza per fiancheggiare i curdi siriani contro il dittatore Assad. E se la flangia interventista statunitense preme per rimanere, Trump non è della stessa idea ritenendo che debbano essere gli alleati regionali a farsi carico dell’onere.

Il perché della guerra in Siria

La guerra civile in Siria è esplosa il 15 marzo 2011, sorgendo dai tumulti incendiati dalla Primavera Araba. I contestatori chiedevano le dimissioni del presidente Bashar al-Assad e la fine del sistema monopartitico basato sul potere del Partito Ba’th. L’intensificarsi delle proteste e la conseguente destabilizzazione politica hanno attirato soggetti esterni alla Siria, da sempre interessati alla posizione strategica del Paese. Le fazioni sono divise fra diversi schieramenti, i maggiori dei quali sono:

  • i ribelli, a loro volta divisi dietro diverse sigle e dalla cui parte sono schierati USA, Francia, Gran Bretagna e Turchia;
  • il regime di Al-Assad supportato da Russia, Cina e Iran;
  • l’Isis e vari gruppi integralisti che intendono instaurare la sharia
  • i curdi

Stimare l’esatto numero delle vittime di questo conflitto è estremamente difficile: secondo il Syrian Observatory for Human Rights a marzo 2018 i morti erano stimati fra 353mila e quasi 500mila. Di seguito un breve resoconto di cosa succede in Siria, per seguire giorno dopo giorno gli sviluppi del conflitto.

Siria: infograficaAttacco alla Siria nella notte da parte di Usa, Gb e Francia: cartina con i luoghi colpiti, scheda del missile Tomahawk e precedente di aprile 2017 in un’infografica realizzata da Ansa-Centimetri / ansa

Il presidente francese Emmanuel Macron gioca a carte scoperte nell’intervista trasmessa in diretta tv di circa 2 ore in cui l’argomento principale non poteva che essere il raid missilistico in Siria: “La Russia è stata complice nell’uso delle armi chimiche in Siria. L’operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi ed è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c’è stata nessuna vittima. E mentre Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno nel cassetto un nuovo progetto di risoluzione sulla Siria che sarà presentato oggi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che comprende anche l’istituzione di un nuovo meccanismo investigativo per l’uso di armi chimiche, Washington pretende maggiore attenzione da parte degli alleati, chiedendo di assumere maggiori responsabilità verso il sostegno russo nei confronti del dittatore siriano Assad con delle sanzioni contro Mosca.
E sempre Macron durante il suo discorso rivela: “Dieci giorni fa, il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti d’America hanno la vocazione di disimpegnarsi dalla Siria, l’abbiamo convinto che fosse necessario rimanere lì. E’ arrivata però la replica da parte del portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders: “No, abbiamo detto chiaramente che vogliamo un ritorno a casa delle forze americane schierate in quel Paese.”

Cosa succede in Siria: 14 aprile 2018

Siria: media, esplosioni a Damasco

Gli Stati Uniti entrano in guerra in Siria: alle 22:00 di venerdì sera (alle 3am ora italiana) oltre 100 missili da crociera sono stati sparati contro obiettivi che, secondo il Pentagono, sarebbero stabilimenti destinati alla produzione di armi chimiche. Si tratta di una rappresaglia contro l’attacco con le bombe al cloro che le forze di Assad avrebbero messo in atto sulla città di Douma, causando oltre 100 morti, in gran parte donne e bambini.
L’attacco è durato circa un’ora ed ha riguardato tre obiettivi: un centro di ricerca a Damasco, un deposito per lo stoccaggio delle armi chimiche e un centro di comando a Homs, dove sembra che almeno tre civili sarebbero rimasti feriti.

Oltre a ciò che succede sul campo di battaglia in Siria, gli osservatori temono che l’attacco possa esacerbare le tensioni già esistenti fra i principali attori in campo: gli Stati Uniti da una parte e russi e iraniani dall’altra. Dopo i fatti di Douma Trump e Putin si sono scambiati accuse e minacce reciproche sui social network e tramite i loro portavoce.

La Russia, per bocca del suo ambasciatore negli Stati Uniti, parla di un bombardamento “inammissibile” che rappresenta uno “schiaffo al nostro presidente Putin” e che “non resterà senza conseguenze”. La Francia assicura che “la Russia è stata avvertita in anticipo degli attacchi”. Minacce anche dagli iraniani per bocca del ministero degli Esteri: “Aggressione barbara e brutale, ci saranno conseguenze regionali”.
La coalizione che sostiene gli Stati Uniti invece è solidale con la scelta di Trump.

Cosa succede in Siria: 12 aprile 2018

Il presidente americano Donald Trump mostra i muscoli e minaccia Putin su Twitter: “Russia preparati, i missili sono in arrivo: sono nuovi e intelligenti. Non dovreste stare dalla parte di animali che si divertono ad ammazzare col gas i propri concittadini”. Il riferimento è ai fatti di Douma, dove secondo quello che è emerso oltre 100 persone (forse 150) sono state uccise con un attacco al cloro. In Siria gli attacchi con armi chimiche sono ormai una realtà ricorrente. Nella strage di Douma sono morti anche decine di bambini e di donne.

Putin respinge al mittente le accuse, e insinua che nuovi bombardamenti americani potrebbero servire a Trump per “cancellare le tracce” di quanto realmente avvenuto a Douma.

Sul tavolo di Trump ci sono due opzioni: la prima riguarda un’azione limitata, un avvertimento; la seconda è un’azione di forza che colpisca duramente Assad e, quindi, l’Iran che sta dalla sua parte e che per gli Usa rappresenta la vera minaccia globale.

Il premier Paolo Gentiloni rende noto che in caso di attacco l’Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria, pur continuando ad offrire supporto logistico agli alleati e continuando a garantire attività di sicurezza e protezione.

Nel frattempo Assad si è nascosto in un luogo sicuro e la Russia ha mobilitato il suo arsenale difensivo fatto di navi, aerei e missili.