Cos’è lo smart working, la rivoluzione che può cambiare l’Italia

Il futuro dell'economia sta nel lavoro agile: cos'è lo smart working, cosa si intende e quali sono i pregi di questo metodo di lavoro sempre più utile per migliorare la vita dei lavoratori e l'efficienza delle imprese, anche in tempi di coronavirus

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 5 marzo 2020

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Foto Shutterstock | Kite_rin

La società italiana cambia e il mondo produttivo si evolve di conseguenza. Anche in Italia lo smart work o smart working, il cosiddetto lavoro agile, sta crescendo e la politica ha cercato di dargli un nuovo volto legislativo, inserendolo nelle categorie lavorative. Molte nazioni del Nord Europa lo praticano da tempo, mentre in Italia è ancora agli inizi. E se è vero che la rivoluzione del mercato del lavoro in Italia ancora non è arrivata, soprattutto dopo la diffusione del Coronavirus anche nel nostro Paese è sempre più utile sapere cos’è lo smart working, chi lo può richiedere, quali sono i diritti (e i doveri) per i dipendenti e le aziende. E quali sono i benefici per entrambi. Lo smart Working nelle zone d’Italia colpite dall’epidemia è infatti diventata la misura adottata da tante aziende per cercare di ridurre al minimo le possibilità di contagio dal virus. Vediamo nelle schede seguenti tutto quello che c’è da sapere sullo smart working, perché è utile ad aziende e dipendenti, i benefici per l’ambiente e cosa dice la nuova normativa.

Cos’è lo smart working

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Lo smart working o lavoro agile, non è il semplice ‘lavoro da casa’. Indica più un modo di concepire il lavoro, che un lavoro in sé. La traduzione italiana “lavoro agile” indica non tanto il telelavoro, ossia un’occupazione di tipo telematico che si svolge in libera professione, ma si riferisce soprattutto a un nuovo modo di produrre. I lavoratori dipendenti sono quindi svincolati dall’essere presenti e produttivi in un luogo fisico fisso e non devono sottostare a orari prestabiliti.

Definizione di smart working

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Applicato da grandi multinazionali e da aziende di diversi settori, la definizione di smart working più corretta è un ibrido tra classico lavoro in azienda e lavoro da casa o altri luoghi adibiti. Come nel caso di coworking, ossia della condivisione di un ufficio o altro ambiente di lavoro. Si punta tutto sulla flessibilità del lavoratore. I vantaggi sono chiari: ciò consente una migliore gestione della bilancia famiglia-lavoro e, non da ultimo, aumenta la produttività. Nodo chiave è senza dubbio l’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, necessari per una vera trasformazione del modo di lavorare dei dipendenti.

Cosa dice il Ministero del Lavoro

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Come si può leggere sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. Si tratta di una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.
Con l’emergenza Coronavirus in Italia, nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’epidemia da COVID-19, il 1° marzo 2020 è stato emanato un nuovo Decreto che interviene anche sulle modalità di accesso allo smart working.

Perché lo smart working aumenta la produttività

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Una ricerca dell’Ocse sul lavoro nell’Unione Europea ha certificato un dato sconfortante per il nostro Paese: in Italia si lavora più che all’estero ma si guadagna meno. Uno dei motivi principali di questa forbice tra quantità di ore lavorate e remunerazione media risiede nella produttività. Le canoniche otto ore (e più) di lavoro nello stesso ufficio non sono sinonimo di produttività. La concentrazione diminuisce con il passare delle ore, le distrazioni in ufficio hanno la meglio, senza contare lo stress e i tempi, spesso molto lunghi, per raggiungere la sede aziendale. A questo si aggiunge la difficoltà crescente di coniugare vita lavorativa e affettiva. Madri e padri di famiglia, ma anche chi vive in coppia e i single hanno una vita privata che ha bisogno di tempo e dedizione, a cui si tolgono ore e attenzione perché costretti dietro una scrivania. Allo stesso tempo, una gestione familiare resa difficile dal lavoro inficia la produttività: se si è stressati si produce meno e peggio. Il lavoro agile permette di gestire meglio il rapporto lavoro-vita privata, dando più flessibilità in termini orari e di luogo: si riesce a lavorare comodamente da casa, guadagnando tempo per sé, la famiglia e il lavoro.

Come la tecnologia favorisce lo smart working

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Lo smart working è il lavoro al passo con i tempi. Nell’epoca degli smartphone, di internet, wi-fi e cloud, siamo tutti connessi, anche dipendenti e datori di lavoro. I vantaggi di questo modo di lavorare sono tali che i Paesi che già lo applicano da tempo sono ai primi posti come paga media oraria (Germania, Olanda e Danimarca in testa). Si punta con forza sulla flex-security e su un sano rapporto nella ‘life-work balance’. Flessibilità non significa soltanto licenziamenti facili ma anche maggiori possibilità per chi cerca lavoro, in un contesto che aiuta sia chi è disoccupato (senza sfociare nell’assistenzialismo) sia chi decide di costruire una famiglia.
La ricerca di uno smart working è più semplice: essere già organizzati a gestirsi anche da casa o in altri luoghi che non siano il classico ufficio è un biglietto da visita migliore di mille lettere di raccomandazioni. In tempi di lavori a tempo, può rivelarsi la soluzione più vicina alle esigenze delle aziende. Stessa cosa per i dipendenti: le soluzioni tecnologiche oggi permettono di accedere ai dati aziendali praticamente ovunque, avendo sotto mano tutto l’occorrente per svolgere le mansioni al meglio. Questo vale per lavori d’ufficio ma potrebbe presto estendersi anche alla produzione: lo sviluppo della tecnologia per le stampanti 3D potrebbe rivoluzionare anche la manifattura.

Il successo sta nel cambio di mentalità (e di strumenti)

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In un Paese come il nostro, dove per decenni si è avuto il mito del posto fisso, lo smart working implica prima di tutto un cambio di mentalità che riguarda aziende e lavoratori. Le prime temono che, senza aver sotto diretto controllo i dipendenti, la produttività possa calare. Paure infondate dato che chi lavora in remoto ha gli stessi obblighi e diritti di chi si reca in azienda. Altro nodo sono poi gli investimenti da fare, visto che i lavoratori devono essere connessi con gli strumenti aziendali. Investimenti che riguardano tecnologie oggi a disposizione di tutti, soprattutto delle grandi aziende, che hanno quindi costi minimi e, in ogni caso, ben compensati dall’aumento della produttività.
I lavoratori invece temono che lavorare da casa significhi rinunciare alle relazioni interpersonali. È un doppio errore. Si continuerebbe a vedere i colleghi nei momenti di lavoro in azienda. E da casa si avrebbero relazioni interpersonali con la famiglia, gli amici, le persone più care.

I benefici per l’ambiente

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Le potenzialità dello smart work sono infinite, i pregi superiori ai difetti. Meno spostamenti per recarsi al lavoro significa meno auto in giro e quindi meno inquinamento, mezzi pubblici non intasati nelle ore d’ufficio, più libertà nella gestione del proprio tempo libero per la famiglia e se stessi. Un miraggio soprattutto per le donne lavoratrici, stritolate tra la voglia di fare carriera, sentirsi indipendenti e realizzate e la gestione della propria vita. Inoltre lo smart working permette di slegare la produttività dai grandi centri urbani. In un paese dai piccoli centri meravigliosi come l’Italia, significherebbe portare lavoro nelle zone più difficili, nel Meridione, nei paesini di montagna come nei borghi affacciati sul mare. La vera rivoluzione del mondo del lavoro può iniziare da qui, dal pensare che non è la scrivania a fare il lavoro, ma la persona.

Cosa dice la legge sullo smart working

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Il 10 maggio 2017 è stato approvato in via definitiva il testo del Disegno di legge AC. N. 2233B che disciplina lo Smart Working. L’obiettivo primario è dare copertura legislativa a prestazioni lavorative che non sono comprese nelle norme sul telelavoro, svolto da liberi professionisti. Si rivolge quindi a dipendenti, assunti sia con contratti a tempo determinato che indeterminato e prevede che parte della prestazione venga svolta all’interno dell’azienda e parte all’esterno (anche per un solo giorno a settimana), senza una postazione fissa, grazie all’uso di strumenti telematici. I soli vincoli sono quelli di orario massimo, che derivano dalla legge e dalla contrattazione collettiva, senza sforare quelli dei dipendenti in azienda.

Aggiornamenti del testo sullo smart working per l’emergenza coronavirus

Smart working coronavirus
Foto Shutterstock | Andrew Angelov

La legge sul lavoro agile è formata da nove articoli che fanno da “cornice legislativa”, dando così spazio alla contrattazione collettiva e individuale. È previsto un accordo scritto tra le parti, in cui vengono definiti: modalità di esecuzione della prestazione; strumenti utilizzati dal lavoratore; fasce orarie lavorative; rispetto dei tempi di riposo. A livello economico, si garantisce un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei colleghi, mentre il controllo da parte del datore di lavoro deve restare nell’ambito dell’accordo individuale e nel rispetto della legge sui controlli a distanza. A cadenza almeno annuale, viene chiesta una informativa in cui sono indicati i rischi generali e specifici connessi alle modalità in smart working. Con l’emergenza coronavirus anche la legge sullo smart working è stata parzialmente modificata e integrata, si può leggere nel dettaglio sul sito del ministero del lavoro.