Unioni civili: sì testo base Cirinnà, asse Pd M5s

Ddl Cirinnà, il Senato vota la fiducia: primo sì alle unioni civili gay

Il PD si spacca sulla fiducia, promessi interventi sulle adozioni e l'obbligo di fedeltà

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Il primo sì al Senato

Senato ddl Unioni Civili

Dopo mesi di polemiche e settimane di paralisi del Senato, giovedì 25 febbraio Palazzo Madama ha votato la fiducia sul maxi emendamento del governo sul ddl Cirinnà e dà il primo sì alle unioni civili gay che passano con 173 voti favorevoli, contrari 71: l’Italia fa il primo passo verso le unioni civili gay, anche se dimezzate. Il M5S ha lasciato l’Aula, così come SEL che, pur favorevoli alle unioni civili, hanno deciso di non votare la fiducia al governo Renzi. Alcuni senatori del PD hanno abbandonato l’Aula in dissenso con il testo arrivato al voto, senza la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà, cosa che scatenato la rabbia delle associazioni LGBT, ma non solo. Alcuni senatori, prima firmataria la democratica Laura Cantini, ha presentato un emendamento che chiede di togliere l’obbligo di fedeltà anche dal matrimonio, nel dettaglio, “togliere dall’articolo 143 del codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi“. Il PD ha infatti trovato un punto d’incontro con l’NCD sul ddl Cirinnà. Spariscono dal testo l’obbligo di fedeltà e la stepchild adoption. Rimane invece l’obbligo di mantenimento in caso di fine dell’unione.

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Parole di Giorgio Rini

Giorgio Rini è stato collaboratore di Nanopress dal 2014 al 2017, occupandosi principalmente di politica, cronaca e spettacoli.

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