Epitaffi famosi: i ‘saluti’ tombali più divertenti

Epitaffi divertenti, e famosi, per esorcizzare l'idea della morte: questo (probabilmente) è l'intento dei 'saluti' tombali, alcuni comici, altri curiosi, che 'rallegrano' le lapidi di molti personaggi famosi. Da Aldo Fabrizi a Vittorio Gassman, i saluti estremi più ironici e geniali di sempre

Pubblicato da Caterina Padula Giovedì 26 maggio 2016

epitaffi divertenti e famosi

Epitaffi divertenti, e famosi, per esorcizzare l’idea della morte: questo (probabilmente) è l’intento dei ‘saluti’ tombali, alcuni comici, altri curiosi, che ‘rallegrano’ le lapidi di molti personaggi famosi. Molte star del cinema, della televisione, della letteratura contemporanea e passata, hanno pensato bene, in barba al dolore che accompagna il trapasso, di incidere sulle loro lapidi frasi di commiato che, con ironia e spregiudicatezza, ricordano a tutti (casomai ce ne fosse bisogno) la simpatia che ha distinto molti di loro. Un esempio, tanto per cominciare, l’epitaffio sulla tomba di Leslie Nielsen che, giocando con la frase ‘lasciatelo riposare in pace’, recita così: ‘Let ‘er rip‘, un’espressione idiomatica riferita alle flatulenze con cui l’attore, grazie ad un cuscino ‘rumoroso’, amava giocare. Geniale, no? Ma guardiamo insieme gli epitaffi divertenti e famosi di alcuni celebri personaggi che hanno fatto la storia del XX secolo e non solo: nelle prossime pagine, sfogliatele con noi!

Gianfranco Funari: ‘Ho smesso di fumare’

gianfranco funari, conduttore televisivo

Cominciamo la nostra carrellata di epitaffi divertenti famosi, scritti tombali comici e curiosi, con il ‘giornalaio più famoso d’Italia’, Gianfranco Funari. Opinionista e conduttore tv, Funari era noto a tutti per la sua verve particolarmente colorita: attraverso un linguaggio molto diretto, spesso al limite della volgarità, trattava temi politici e di attualità in cui non mancavano polemiche, critiche e dissapori tra gli ospiti. Era un fumatore incallito e, per questo, sulla sua tomba c’è scritto: ‘Ho smesso di fumare‘ e ‘Manco da qui taccio!‘, come a dire fumo e parlantina mi accompagneranno per sempre.

Aldo Fabrizi: ‘Tolto da questo mondo troppo al dente’

aldo fabrizi, attore italiano

Attore e comico tra i più versatili del cinema italiano, Aldo Fabrizi ha incarnato, insieme ad Alberto Sordi e ad Anna Magnani, la vera essenza della ‘romanità’. Celeberrime le sue interpretazioni, da Roma città aperta a Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, insieme alla grande passione per la cucina condivisa con l’amico e collega Ugo Tognazzi. Forse è per questo che sulla sua tomba ha fatto incidere, sotto il suo nome, questo divertente epitaffio: ‘Tolto da questo mondo troppo al dente‘.

Dorothy Parker: ‘Scusatemi se faccio polvere’

Dorothy Parker, poetessa

Dorothy Parker (1893-1967), poetessa e giornalista statunitense, è stata tra le commentatrici più pungenti dei vizi e delle virtù dell’America del primo Novecento. Umorismo e una buona dose di cinismo non le mancavano di certo visto che le sue ceneri, conservate in un giardino di Baltimora, sono accompagnate da questa scritta: ‘Qui giacciono le ceneri di Dorothy Parker (1893 – 1967), umorista, scrittrice, critica. Ha difeso i diritti umani e civili’. Come epitaffio (lei stessa) suggerì ‘Scusatemi se faccio polvere‘.

Primo Levi: 174517

Primo Levi, scrittore

Non certo tra gli epitaffi divertenti più famosi, quello inciso sulla lapide di Primo Levi è, pur nella drammaticità che conserva, uno dei più curiosi: 174517, il numero identificativo tatuato sul braccio durante la prigionia nei lager nazisti. Nato in una famiglia di ebrei, fu deportato ad Auschwitz nel ’43 ma dopo la liberazione tornò in Italia per testimoniare, con il suo impegno e la sua opera, l’orrore dei campi di sterminio.

Spike Milligan: ‘Ve lo avevo detto che ero malato’

tomba spike milligan

Forse non tutti sanno che Spike Milligan è stato uno dei comici inglesi più illustri del secolo scorso. Ammirato perfino da Carlo d’Inghilterra – che lo stesso attore definì (presumibilmente con ironia) ‘piccolo bastardo strisciante’ – Milligan era noto soprattutto per il suo umorismo nero: prima di morire, infatti, per insufficienza renale nel 2002, espresse il desiderio che sulla sua lapide fosse scritto ‘I told you I was ill‘ (Ve lo avevo detto che ero malato). Ma a causa del divieto posto dalla diocesi di St. Thomas, la scritta fu apportata, sì, ma in gaelico – Milligan, infatti, era di origine irlandese.

Walter Chiari: ‘Amici non piangete, è solo sonno arretrato’

walter chiari, attore e comico

La frase che Walter Chiari avrebbe voluto, come lui stesso confessò a Dino Risi, fosse incisa sulla sua lapide è questa: ‘Amici non piangete, è solo sonno arretrato‘. In realtà la frase, che rientra comunque tra gli epitaffi divertenti più famosi di sempre, non compare sulla tomba dell’attore, nato a Verona nel 1924 e morto a Milano nel ’91. La sua è una storia costellata da tanti successi: attore teatrale, cinematografico e televisivo, è stato tra i personaggi più ironici della commedia italiana. Riposa nel Cimitero Monumentale di Milano.

Vittorio Gassman: ‘Non fu mai impallato’

vittorio gassman, attore

Sul ‘mattatore’ per eccellenza c’è poco da dire visto che è tra i personaggi che hanno fatto la storia del teatro, del cinema e della televisione italiani. Forse non tutti sanno, però, che la frase che campeggia sulla sua tomba è uno degli epitaffi più divertenti e famosi di sempre: ‘Non fu mai impallato‘, dal termine ‘impallare‘ che nel gergo televisivo vuol dire ‘coprire‘, ‘oscurare‘. Cos’altro aggiungere? Concordiamo in pieno.

Karl Marx: ‘Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!’

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Non solo tra gli epitaffi più famosi (dato che campeggia sulla sua tomba, nell’immagine a fianco, nel cimitero Highgate, a Londra), ‘Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!’ è anche lo slogan politico che riassume il Manifesto del Partito Comunista, che Karl Marx elaborò nel 1848 insieme a Friedrich Engels. Non solo. Sulla lapide del celebre economista e politologo tedesco è incisa un’altra frase, tratta dalla Tesi su Feuerbach (che è un breve scritto di Marx riportato alla luce da Engels dopo la morte dell’autore) che recità così: ‘I filosofi hanno soltanto interpretato in modi diversi il mondo; ma ora la questione è di cambiarlo’.

Mike Bongiorno: ‘Allegria!’

Mike Bongiorno, conduttore

Se casomai fosse sfuggito a qualcuno, il re del quiz (e delle gaffe) aveva un intercalare prediletto: ‘Allegria!‘. La parola che il buon Mike pronunciava ogni due per tre campeggia anche sulla sua lapide, rientrando di fatto tra gli epitaffi divertenti e famosi più comici e curiosi di sempre.

William Shakespeare: ‘… maledetto chi muoverà le mie ossa’

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‘Caro amico per amor di Gesù, rinuncia a scavare la polvere che qui è racchiusa. Benedetto colui che custodisce queste pietre e maledetto chi muoverà le mie ossa’: con queste parole, riportate sulla sua lapide mortuaria (nella Chiesa della Santissima Trinità, a Stratford-upon-Avon) il Bardo si congeda da questo mondo. La frase incisa sulla sua tomba è, ancora oggi, uno degli epitaffi più famosi della storia.

Frank Sinatra: ‘Il meglio deve ancora arrivare’

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Anche quello del grande Frank, ‘The best is yet to come’ (Il meglio deve ancora arrivare), è uno degli epitaffi famosi che vale la pena riportare. Si tratta di una frase che prende spunto dal titolo – omonimo – dell’ultima canzone che The Voice cantò in pubblico, prima di passare a miglior vita il 14 maggio del 1998.

Al Capone: ‘Pietà, mio Gesù’

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‘My Jesus, mercy’ è la scritta che campeggia sulla lapide del simbolo del gangsterismo americano: Alphonse Gabriel ‘Al’ Capone, anche ben noto come Scarface. Al, mafioso statunitense tra i più famosi della storia, ha rappresentato, coi suoi crimini, la crisi della legalità durante gli anni del Proibizionismo e, forse per chieder perdono a Dio dei suoi misfatti, ha fatto incidere sulla tomba questa frase.

Raffaello Sanzio: ‘Qui giace Raffaello: da lui la natura temette di esser vinta, ora che egli è morto teme di morire’

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Anche quello impresso sulla lapide del grande pittore urbinate Raffaello, infine, è tra gli epitaffi famosi che vogliamo riportare. La frase, opera in realtà del cardinale, nonché scrittore, Pietro Bembo, non è propriamente tra le più divertenti ma è un omaggio del grande umanista alla straordinaria creatività del pittore. La tomba di Raffaello, morto il 6 aprile del 1520, si trova a Roma, all’interno del Pantheon.