Roberta Ragusa, Antonio Logli condannato a 20 anni in appello: le motivazioni della sentenza

Giudicato con rito abbreviato in primo grado è stato dichiarato colpevole di aver ucciso la moglie Roberta Ragusa: Antonio Logli è stato condannato a 20 anni anche in appello con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 2 agosto 2018

Roberta Ragusa in appello confermati 20 anni a LogliAntonio Logli / ansa

Anche in appello Antonio Logli è stato condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa, scomparsa nel gennaio 2012 dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa). Logli è stato quindi per la seconda volta giudicato responsabile dai giudici di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Antonio Logli colpevole anche in appello: condannato a 20 anni

La Corte d’assise d’appello di Firenze, presieduta dal giudice Maria Cannizzaro, con il giudice a latere Silvia Mugnaini e sei giudici popolari, ha confermato la condanna a 20 anni di carcere, emessa in primo grado – con un procedimento svolto, ricordiamo, con rito abbreviato – dal tribunale di Pisa. Per l’imputato Antonio Logli, giudicato colpevole di omicidio volontario e distruzione di cadavere della moglie, Roberta Ragusa, non si aprono però le porte del carcere. Decisione che ha scatenato molti malumori tra chi vorrebbe vedere l’uomo dietro le sbarre.


La corte d’Assise d’appello di Firenze infatti confermato per l’uomo l’obbligo di residenza nel comune di San Giuliano Terme (Pisa) e il divieto di allontanarsi dalla provincia di Pisa dalle 21 alle 6, non accogliendo la richiesta della pubblica accusa che riteneva necessaria fosse disposta la misura di custodia cautelare in carcere.

Ad ogni modo i giudici fiorentini hanno ritenuto valida la ricostruzione dell’accusa secondo cui Logli, la notte in cui scomparve la moglie, fu scoperto al telefono con la sua amante e ne nacque un litigio sfociato poi in un omicidio e nella distruzione del cadavere di lei. Al momento della scomparsa Roberta Ragusa aveva 44 anni. Insieme al marito, Antonio Logli, gestiva una scuola-guida che si trova adiacente all’abitazione di famiglia.

Le motivazioni della condanna di secondo grado a Logli

E proprio una ”questione di soldi” sarebbe il movente riscontrato dai giudici che hanno condannato Logli per la morte della moglie. A due mesi di distanza dalla sentenza sono state anche depositate le motivazioni della condanna, che potete leggere di seguito > > >

Motivazioni della sentenza a carico di Logli, condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie

Roberta Ragusa: condannato Logli, le motivazioni della sentenza di appelloLogli e i suoi avvocati / ansa

Antonio Logli è stato condannato anche in appello a vent’anni di carcere per l’omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa ma sebbene si sia trattato di un processo di natura indiziaria, ”la globale tenuta logico-probatoria della ricostruzione adottata dalla sentenza di primo grado”, è stata confermata dai giudici anche nel procedimento d’appello.

Nelle motivazioni della sentenza depositate dai giudici della corte d’appello di Firenze si legge che: ”La coppia Logli-Ragusa versava da tempo in irreversibile stato di crisi matrimoniale a causa della protratta relazione del marito con Sara Calzolaio”, di cui Logli era amante da diverso tempo, e “gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all’attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita”.

I giudici hanno sottolineano poi che diversi testimoni hanno affermato che Roberta Ragusa “aveva preso in considerazione l’ipotesi della separazione” che, concludono i giudici fiorentini, invece “era avversata dal Logli, che ne temeva i contraccolpi economici nonostante fosse pressato anche dall’amante”. I togati definiscono ”del tutto fantasioso e illogico pensare a un allontanamento volontario” di Roberta Ragusa ”che sarebbe improvvisato, non programmato o preparato in alcun modo neppure per garantirsi nell’immediato i mezzi e le risorse più strettamente necessari per la sopravvivenza e tanto meno per porre le basi di una, per quanto improbabile, parallela esistenza lontana dall’ambiente di provenienza”.

Oltre alla ”lunga serie di indizi convergenti e rilevanti in ordine all’omicidio della moglie” i giudici hanno riscontrato anche che la difesa dell’imputato non ha mostrato ”alcuna alternativa ricostruzione globale della vicenda che ne escluda la responsabilità”. Pertanto l’uomo è stato condannato alla pena di 20 anni.

Sfoglia nelle schede di seguito le altre tappe della vicenda processuale di questo caso controverso, oppure leggi qui i ritratti di tutti i protagonisti di questo caso di cronaca, da Antonio Logli a Roberta Ragusa, passando per l’amante di lui, Sara Calzolaio.

Il primo grado di giudizio del processo a Logli per l’omicidio di Roberta Ragusa

Roberta Ragusa: prosciolto il maritoRoberta Ragusa / ansa

Il 21 dicembre 2016, al termine dell’ultima udienza del processo svolto con rito abbreviato, è giunta la sentenza di primo grado nel processo a carico di Antonio Logli. Con la condanna a 20 anni il giudice Elsa Iadaresta ha accolto le richieste dell’accusa. Quest’ultima aveva chiesto anche la custodia cautelare in carcere, che però non è stata accolta, mentre Iadaresta ha disposto l’obbligo di dimora nel Comune di San Giuliano di Pisa. La difesa invece aveva chiesto la piena assoluzione. L’uomo è stato anche interdetto in perpetuo dalla responsabilità genitoriale. Logli era riuscito a evitare il primo processo grazie alla decisione del Gup Laghezza che il 6 marzo 2015 lo aveva prosciolto perché ”il fatto non sussiste”. A circa un anno di distanza, lo scorso 18 marzo, la Prima Sezione Penale della Cassazione aveva poi annullato con rinvio la sentenza di proscioglimento emessa dal Gup di Pisa a carico dell’uomo, sempre rimasto unico accusato dalla Procura dell’omicidio di Roberta Ragusa. Si conclude così questa torbida vicenda durata quasi cinque anni.

La scomparsa di Roberta e il processo a Antonio Logli

Roberta-Ragusa-processo-Antonio-LogliLa fiaccolata per Roberta Ragusa, 12 gennaio 2013 a Pisa. / ansa

Roberta Ragusa è scomparsa nel nulla dalla sua casa di San Giuliano Terme la notte del 13 gennaio 2012. Di lei non si è saputo più nulla e il suo corpo non è stato mai ritrovato. Unico indagato e accusato fu il marito, Antonio Logli. L’uomo fu prosciolto nel marzo 2015 dall’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere dal gup di Pisa Giuseppe Laghezza ”perché il fatto non sussiste”. Poi la Cassazione accolse il ricorso della Procura, annullando il proscioglimento e rinviandolo a giudizio con rito abbreviato: tra le motivazioni del rinvio, secondo quanto dichiarato dall’accusa, l’eccesso di motivazioni del gup che sarebbe andato oltre quanto richiesto all’udienza preliminare. Inoltre, i pm hanno contestato la mancata valutazione di una serie di prove, anche testimoniali, l’aver ritenuto che il processo non potesse portare altri elementi probatori, ma soprattutto il non aver spiegato come, mancando il corpo, si potesse sostenere che Roberta Ragusa sia ancora viva. Il punto centrale dell’accusa è la testimonianza di Loris Gozi, che disse di aver visto Logli in macchina in via Gigli la notte della scomparsa. Il Gup ha rigettato la sua testimonianza perché diede due versioni: una prima volta disse di aver visto una C3 e in seguito una Ford, con Logli al posto di guida. La Procura ha sottolineato che Gozi ha dato più volte chiarimenti soddisfacenti su questa incongruenza: la moglie e i familiari gli chiesero di non testimoniare per non esporsi e solo in seguito decise di raccontare quanto vide.

L’arresto del super testimone dell’accusa

Il super testimone del caso di Roberta Ragusa, Loris Gozi, è stato arrestato e condotto nel carcere Don Bosco di Pisa per scontare una pena di tre anni di reclusione per un furto compiuto nel 2008. L’avvocato di Gozi, Antonio Cozza, ha rilasciato in una nota le sue dichiarazioni, secondo cui il suo cliente è stato recluso perché senza occupazione: ”il tribunale di sorveglianza ha respinto la nostra richiesta di misure alternative e quindi possiamo dire che il suo “senso civico” di riferire quanto a sua conoscenza relativamente al caso-Ragusa ha finito per nuocergli. Gozi nonostante i ripetuti appelli televisivo ha trovato tutte le porte sbarrate e nessuno ha voluto offrirgli un lavoro”, ha sostenuto il legale, che ha aggiunto che il suo assistito ”è sconfortato ma ancora fiducioso nella giustizia e in tutti coloro che in questo doloroso momento gli hanno mostrato vicinanza e solidarietà” e ha ribadito l’impegno per far sì che possa uscire dal carcere il prima possibile.

La testimonianza di Loris Gozi

Loris Gozi

Ogni volta che è stato sentito, Loris Gozi ha raccontato sempre la stessa versione, cioè di aver visto Antonio Logli nella notte della sparizione di Roberta Ragusa, avvenuta il venerdì 13 gennaio 2012, poco lontano da casa, mentre litigava con una donna (probabilmente si trattava proprio di Roberta), che avrebbe colpito e spinto violentamene nella sua auto, per poi allontanarsi velocemente.

Il ritardo nelle indagini sulla scomparsa di Roberta Ragusa

Le indagini sulla scomparsa di Roberta Ragusa erano partite a rilento nel 2012 perché in principio tutti pensavano si trattasse di un allontanamento volontario, anche in base alle dichiarazioni fatte dal marito della 45enne, Antonio Logli, elettricista cinquantenne, che si è poi scoperto essere l’amante di Sara Calzolaio, segretaria della scuola guida che gestiva insieme a Roberta, nonché baby sitter dei loro figli. Si pensava quindi che la Ragusa delusa per il tradimento, se ne fosse andata di casa. Il corpo della donna o gli eventuali indizi di un omicidio furono cercati troppo tardi, e probabilmente questo è uno dei motivi per cui le indagini non hanno portato a prove certe. Nel corso dei due anni di indagine, poi, ci sono stati numerosi testimoni che hanno dichiarato di avere visto Roberta Ragusa viva, ma si è poi accertato che si trattava di donne somiglianti.

Antonio Logli dapprima prosciolto dall’accusa di omicidio della moglie

Pisa, Processo Ragusa: prosciolto il marito Antonio Logli

C’è da dire che Antonio Logli era l’unico indagato della sparizione e dell’omicidio della moglie, ed è stato prosciolto nel marzo 2015 dall’accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere dal gup di Pisa Giuseppe Laghezza ”perché il fatto non sussiste”. Il giudice avevano quindi deciso di non procedere nei confronti del marito di Roberta Ragusa. L’uomo, presente nel giorno dell’udienza preliminare, dopo essere stato in aula, aveva lasciato il tribunale di Pisa insieme ai suoi avvocati e non aveva rivolto parola ai giornalisti. Poi ha raggiunto l’auto con la quale era arrivato e che era stata parcheggiata sul retro del palazzo di giustizia. Logli ha continuato a camminare a testa alta, senza proferire parola mentre il suo difensore Roberto Cavani ha preferito non rilasciare commenti. Il giudice ha ribadito che in presenza di un’indagine fortemente indiziaria, ma senza prove certe, come in questo caso, non esistono le condizioni per un rinvio a processo. L’allora procuratore di Pisa Antonio Giaconi aveva fatto comunque sapere di essere convinto della colpevolezza di Logli. Proprio per questo lo aveva definito “un bugiardo patentato”, e aveva annunciato il ricorso in Cassazione e un supplemento di indagini. Come ribadito nelle schede precedenti, il corso della giustizia è poi ripreso, e al momento, anche in appello, dopo il primo grado con rito abbreviato, Logli è stato giudicato colpevole di omicidio e occultamento del cadavere della moglie.