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Consultazioni: Berlusconi fa il passo di lato, via libera a Salvini e Di Maio

Lo spauracchio del governo neutrale agitato da Mattarella ha spinto Salvini e Di Maio a riattivare i canali della diplomazia. E Berlusconi ha fatto cadere i suoi veti: dagli azzurri di Forza Italia via libera al governo verde e giallo

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Da ieri sera il nuovo governo è più vicino: Silvio Berlusconi ha fatto cadere i veti e ha dato la sua benedizione all’alleanza Lega-M5S. Berlusconi si accomoda in panchina, ma a patto che Salvini si faccia garante dei suoi interessi: disinnescare gli appetiti di Di Maio nei confronti di Mediaset e far cadere ogni possibile legge contro il conflitto di interessi. Berlusconi potrebbe reclamare anche qualche ministero, probabilmente le Comunicazioni e lo Sviluppo economico (dove c’è il Dipartimento alle telecomunicazioni) così da blindare Mediaset.

Per Salvini l’appoggio di Berlusconi è fondamentale: con esso può trattare Di Maio da pari a pari, senza di esso invece Salvini non sarebbe più il portavoce del centrodestra unito, ma solo della Lega e il suo bottino elettorale varrebbe appena la metà di quello di Di Maio.

Il capo di Forza Italia si scrolla così di dosso ogni accusa di essere la principale causa dello stallo politico di questi mesi e si scarica di ogni responsabilità per gli eventuali fallimenti che verranno: “Se questo governo non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse”.

Giorgia Meloni, salvo ripensamenti, dovrebbe accomodarsi in panchina con Berlusconi.

Resta sul tavolo un’altra questione: chi sarà il nuovo premier? Sia Di Maio che Salvini fanno un passo indietro per non pestarsi i piedi a vicenda. In questa diarchia verde e gialla i due capi politici sembrano volersi fare garanti dell’esecutivo continuando a svolgere attività parlamentare. A palazzo Chigi potrebbe andare il leghista Giancarlo Giorgetti, gradito a entrambi. Oppure un altro esponente della Lega, l’avvocata Giulia Bongiorno. E’ vero che ha un passato forzista, è vero che ha difeso Andreotti in processi di mafia, ma si è messa di traverso contro alcune leggi berlusconiane e si è rifatta una verginità abbracciando un serio impegno in difesa dei diritti delle donne. Ma siamo ancora nell’ambito delle ipotesi.

Prima Mattarella vuole sondare la solidità dell’alleanza e capire come verranno spartite le poltrone ministeriali. Posto che, data l’importanza del ruolo, Mattarella potrebbe dare l’Economia ad un tecnico di sua scelta. E c’è un’altra questione non da poco: Mattarella è un europeista, Salvini un euroscettico e Di Maio cambia opinione sull’Europa a seconda dei moti del suo elettorato. Mattarella vuole garanzie che nessuno minacci referendum contro l’Euro e che non si sparino cannonate contro Bruxelles. La Siria è un altro nodo da sciogliere: l’Italia è un paese atlantico, filo-americano per storia e tradizione, mentre Salvini è filo-Putin e Putin sta dalla parte del dittatore Assad. Come la mettiamo?

L’ultimo nodo riguarda i programmi: il MoVimento 5 Stelle deve rendere conto al suo elettorato meridionale che si aspetta lavoro e sussidi, mentre la Lega deve ricordarsi che i suoi elettori del nord si aspettano meno tasse e la possibilità di andare in pensione qualche anno prima. Le parole chiave sono dunque tre: Fornero, reddito di cittadinanza, tasse. La coperta invece è corta: dove saranno trovati i soldi per realizzare i punti fondamentali dei programmi di Lega e M5S?

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Parole di Redazione

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