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Casi diplomatici e pasticci internazionali: dall'Egitto e la Libia ai marò

I peggiori pasticci della diplomazia italiana

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Gli italiani rapiti in Libia

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Salvatore Failla e Fausto Piano

Dopo quasi 8 mesi di silezio, il 3 marzo 2016 in Italia arriva la notizia della morte di Salvatore Failla e Fausto Piano, due dei quattro italiani rapiti in Libia il 19 luglio 2015. Degli altri due ostaggi, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo non si sa nulla, fino al giorno successivo quando vengono liberati. Sul profilo Facebook del Sabratha Media Center vengono pubblicate le foto e il video dei due tecnici: chiedono di tornare a casa. Mentre in Italia si organizza il loro rientro, in Libia si decide del destino delle salme dei due italiani uccisi, non si sa come e da chi. Le famiglie chiedono che non venga fatta l’autopsia in Libia, vogliono verità e giustizia per la loro morte. Per tutta risposta, le autorità di Tripoli si tengono le salme ed eseguono gli esami autoptici in loco, alla presenza di un medico italiano. La vedova di Failla, informata dai media, chiama l’Unità di crisi della Farnesina che le assicura si tratti solo di un esame superficiale, mentre le autorità giudiziarie libiche chiariscono che è stato fatto un esame completo, anche per cercare i proiettili che li ha uccisi. “Non è stato pagato alcun riscatto“, ribadisce alle Camere il ministro Paolo Gentiloni, che definisce “penose le modalità del rientro delle salme“. Tanti i punti oscuri di una vicenda che ancora non ha fine.

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Parole di Lorena Cacace

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