Nazionale, Carlo Tavecchio si è dimesso: ‘Colpa dello sciacallaggio politico’

La conferma al termine del consiglio federale dopo la disfatta della Nazionale e l'esonero di Gian Piero Ventura: Carlo Tavecchio si è dimesso da presidente della FIGC, il Coni pronto a commissariare la Federcalcio. Dopo un lungo tira e molla, l'ex numero uno del calcio italiano ha dovuto cedere alle pressioni di calciatori, leghe federali, politici - compreso il ministro dello Sport - e i vertici dello sport italiano

Pubblicato da Lorena Cacace Lunedì 20 novembre 2017

Nazionale, Carlo Tavecchio si è dimesso: ‘Colpa dello sciacallaggio politico’
Carlo Tavecchio / ansa

Carlo Tavecchio si è dimesso da presidente della FIGC. La notizia, attesa da giorni, è stata ufficializzata al termine del Consiglio Federale convocato dopo la disfatta della Nazionale, non qualificatasi ai Mondiali di Russia 2018, e l’esonero di Gian Piero Ventura da CT. Richieste le dimissioni di tutto il Consiglio Federale, che non sono arrivate per tutti, il calcio italiano riparte da zero: nel corso del Consiglio, è stato lo stesso Tavecchio a rassegnare le dimissioni e a chiedere a tutti i consiglieri di fare un passo indietro. Burrasca con il Coni dopo la decisione di Giovanni Malagò di commissariare la Federcalcio. In tanti avevano chiesto all’ormai ex numero uno della FIGC di lasciare dopo la figuraccia degli Azzurri: nelle ultime ore, in particolare, si era fatto sentire il pressing del ministro dello Sport, Luca Lotti, che aveva insistito sulla necessità del cambiamento. “Le ambizioni e gli sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato”, sono state le sue prime parole da dimissionario.

In conferenza stampa Tavecchio si toglie qualche sassolino dalle scarpe. “Ho rassegnato le dimissioni e per mero atto politico le ho chieste al Consiglio federale, ma nessuno le ha rassegnate. Siamo arrivati a un punto limite di speculazioni”, ha dichiarato ai cronisti piuttosto furioso.

Tavecchio paga per Ventura“, dice in riferimento alla scelta dell’ex CT. “Io sono disperato per non aver centrato la qualificazione mondiale: e questo diventa la tragedia? E se quel palo fosse entrato, Tavecchio chi era, un eroe?”, insiste riferendosi al palo di Darmian nell’andata con la Svezia, persa 1-1.

“Pensate che a 74 anni ho bisogno di sedermi su una sedia? Se ritengo di avere colpe per la mancata qualificazione al mondiale? Forse non essere intervenuto a Milano per cambiare allenatore alla fine del primo tempo”, aggiunge polemico, mentre sulla proposta di Malagò di commissariare la Figc va già duro. “È molto grave, in Italia ci sono gli statuti e le garanzie”.

Le dimissioni di Tavecchio erano state prima anticipate dalla stampa, poi negate e infine confermate. L’ex numero uno federale ha anche provato a resistere, cercando di rimanere ai vertici del calcio nostrano grazie al sostegno di molti nell’ambiente federale. Mancando i vertici di Lega A e B, aveva anche pensato di rinviare le dimissioni di due settimane, attendere le nuove cariche e riproporsi al vertice della Federcalcio.

Al consiglio odierno ha però trovato l’opposizione della Lega Nazionale Dilettanti – da cui proviene e che rappresenta il suo zoccolo duro dei voti in consiglio – e l’Associazione Allenatori, dovendo cedere. “Nella riunione di mercoledì credevo che il quadro fosse cambiato ma quando oggi ho avuto la sensazione che la mia componente, nella quale ho 18 anni di militanza che ho consegnato in un modo e ho trovato in un altro, ha fatto considerazioni che non promettevano un sostegno e non ho esitato”, ha dichiarato in riferimento alla LND.

Oltre alle dimissioni, Tavecchio ha annunciato la convocazione dell’assemblea elettiva entro 90 giorni. Giovanni Malagò , altro nome importante che spingeva per le dimissioni, ha convocata la Giunta Coni urgente per mercoledì 22 novembre.

A mancargli erano gli appoggi che davvero contano, a partire dai giocatori, rappresentati da Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori che ha insistito fino all’ultimo per le dimissioni. Anche il no di Carlo Ancelotti come prossimo CT della Nazionale ha avuto un suo peso: l’ex milanista era il suo nome di punta da sfruttare in Consiglio e, senza di lui, non gli erano rimaste molte carte in mano.

Arrivato davanti al Consiglio, ha così dovuto cedere davanti alla consapevolezza di non avere più il sostegno della maggioranza, in particolare della “sua” LND. Soprattutto, Tavecchio ha perso di credibilità agli occhi della politica. A lavorare dietro le quinte infatti è stato il ministro Lotti, tra i primi a parlare della necessità di un rinnovamento totale del calcio italiano.

“Mi aspetto la riflessione che tutti abbiamo auspicato e che il mondo del calcio attende da tempo”, aveva dichiarato il ministro poco prima del Consiglio federale. “Ho fatto un appello ai consiglieri federali affinché si rendano conto del momento particolare che sta vivendo il nostro calcio. Questa è un’occasione per poter ripartire e poter raccontare come si fa il calcio fin dalle scuole giovanili, arrivando a una discussione e una riflessione più ampia sulle Leghe di A e B che purtroppo non hanno eletto ancora i propri rappresentanti”, aveva concluso, sottolineando di aspettarsi molto dall’appuntamento federale.