Al Bano a NanoPress: ‘Non si chiama più gossip, si chiama schifezza umana’, intervista

NanoPress intervista Al Bano in occasione della finale di The Voice Of Italy 2018, in onda giovedì 10 maggio su Rai 2. Carrisi traccia un bilancio di questa nuova esperienza nei panni di coach, annuncia la collaborazione con i dodici concorrenti del suo team e si sfoga duramente contro il mondo del gossip che, da diversi mesi, lo vede costantemente protagonista.

Pubblicato da Alice Penzavalli Martedì 8 maggio 2018

The Voice Of Italy 2018 è giunto alla battute finali: giovedì 10 maggio andrà in onda l’ultima puntata e, per l’occasione, NanoPress ha incontrato Al Bano, uno dei quattro coach di questa edizione. Nella nostra intervista, Carrisi traccia un bilancio della sua esperienza in queste nuove vesti, racconta il progetto che lo vedrà protagonista insieme ai 12 talenti che hanno fatto parte della sua squadra, parla del ritiro dalle scene e, infine, si sfoga duramente contro il mondo del gossip che, negli ultimi mesi, lo ha visto – e continua a vederlo – protagonista.

Siamo arrivati alla fine di questa edizione di The Voice, la prima nei panni di coach. Cosa prova?
C’è un po’ di amarezza, quando finiscono le cose belle rimane un po’ l’amaro in bocca. E’ stata un’esperienza molto positiva e molto allettante. Questo tipo di incontri li ho vissuti negli anni Sessanta, il mio primo grande coach è stato Pippo Baudo. Mi sono ritrovato in un mondo dove le cose non sono cambiate. Tutti con questo carico di fantasia, di voglia di arrivare, di grinta, di professionalità.

Il bilancio è, quindi, positivo?
Totalmente positivo.

A proposito dei talenti, in conferenza stampa ha annunciato che ha sposato un progetto che li vede protagonisti. Di cosa si tratta?
Il fatto di sceglierne dodici (concorrenti, ndr) e poi cancellarne undici è una specie di ferita nell’anima, non l’ho trovato giusto, ma sono le regole di questa trasmissione e bisogna rispettarle. Siccome si va anche oltre la trasmissione, ho deciso – sempre che tutti siano d’accordo – di fare un album tutti insieme e lasciarlo come riferimento storico per chi ha voglia di ascoltarci e per chi vuole appoggiare questo tipo di progetto.

E’ il coach di cui, in questi mesi, si è parlato tantissimo, forse di più rispetto agli altri. Le è dispiaciuto?
Sottolineo un fatto: non si chiama più gossip, si chiama schifezza umana. L’altro giorno ho sentito Luca Giurato dire: ‘Al Bano è un burattinaio che senza il gossip non potrebbe vivere‘. Stiamo veramente cadendo nella parte demenziale del tutto. L’altro giorno c’era molta acqua qua a Milano. C’erano delle persone che camminavano sul marciapiede, è passata una macchina, l’ha inondata di m**da, oh pardon, di acqua sporca, e ho pensato: ‘Ecco l’effetto gossip nella mia anima‘. Sono inondato, ma non voglio né desidero essere il protagonista di questa schifezza, la schifezza la stanno operando e creando gli altri. Ho letto su un giornale oggi ‘Al Bano, piantala!‘, ho chiamato il direttore e ho detto: ‘Scusate, perché devo beccare questi insulti quando siete voi che state utilizzando me e non io voi‘. Io non vi chiedo niente, fatevi i ca** vostri, va bene? E che si facciano i ca**i loro. Scusate l’espressione, ma in questi casi ci vuole.

Conclusa l’esperienza a The Voice, è ancora convinto di ritirarsi?
Non gioco sulla mia vita. Ho avuto tre, quattro indizi molto importanti: uno si chiama infarto, uno si chiama prostata, un altro si chiama ischemia. Grazie a Dio sono ancora vivo e vegeto, parlo e canto, ma ho capito che, dal prossimo anno, smetto con la speranza che ritorni a essere l’Al Bano che conosco bene.

Cos’è oggi per Al Bano la felicità?
La felicità è un’anguilla che ti sfugge sempre di mano, però è importante inseguirla.