Grande Fratello 15, l’horror vacui dell’edizione ‘nip’ più inutile della storia

Tra personaggi - non del tutto sconosciuti - e liti aberranti, la quindicesima edizione del Grande Fratello 'nip' dimostra che il reality show è morto. A nulla serve creare un cast con storie più o meno strappalacrime: l'unico obiettivo dei concorrenti è diventare popolari, il problema è che nessuno di loro ha qualcosa di interessante da dire e i telespettatori faranno fatica ad appassionarsi alle loro vicende. Con una conseguenza: del GF 15 nella memoria del pubblico non rimarrà nulla.

    Grande Fratello 15, l’horror vacui dell’edizione ‘nip’ più inutile della storia

    La terza puntata del Grande Fratello 15, andata in onda lunedì 30 aprile 2018, ha raggiunto il 27.17% di share, per un totale di 4.766.000 telespettatori. Un successone, verrebbe da dire, specialmente se si considera che il risultato è in netta crescita rispetto alle puntate precedenti. Invece no. Il fatto che il GF15 abbia coinvolto quasi 5 milioni di telespettatori non è affatto un bene.

    Il programma è iniziato da appena tre settimane ed è bastato poco, pochissimo, per far venir fuori il peggio del peggio.

    Facciamo un passo indietro: qualche giorno prima della puntata, Aìda Nizar rigurgita nel lavandino del bagno e non pulisce. Il gruppo la accusa, lei nega. Qualche ora dopo, ammette il misfatto. I malumori proseguono fin quando litiga con Baye per un tiramisù. Il ragazzo non vuole cedere la sua porzione, Aìda lo provoca. In pochi minuti gli animi si surriscaldano, Baye inizia a inveire contro la concorrente spagnola, che nel frattempo è bloccata al muro, circondata dal gruppo – pardon, dal branco – e diventa destinataria di frasi del tipo ‘ti appendo al muro’ e gentilezze simili.

    Lo spettacolo offerto ai telespettatori è osceno, basso, riprovevole, indicativo della miseria umana che neanche la presenza delle telecamere riesce ad arginare.

    Come prevedibile, la lite ha enormi conseguenze sui social, che invocano l’immediata squalifica di Baye. La produzione non può ignorare le proteste dei telespettatori e decide di prendere provvedimenti: durante la diretta, arriva la squalifica per Baye, non prima di un pesantissimo intervento di Barbara D’Urso, la quale prova a spiegare ai concorrenti lo scempio di cui si sono resi protagonisti e invita gli stessi a non dimenticare le regole basilari per vivere civilmente in società.

    Il messaggio non arriva e, per più di un’ora, lo spettacolo rischia di ripetersi: voci sovrapposte, personaggi in cerca d’autore, o meglio, del quarto d’ora di celebrità, pretestuosi pianti isterici che provocano solo una grande e inutile cagnara.

    L’amara considerazione che emerge confrontando i dati di ascolto con i contenuti di questa edizione è l’effetto boomerang che la rabbia e lo sdegno hanno sul programma, effetto boomerang, purtroppo, però, non positivo.

    Anziché ritorcersi contro, il caso ‘Aìda-Baye’ è una manna per il reality: record di ascolti, share alle stelle, mezza Italia sintonizzata su Canale 5. ‘Applausi’, verrebbe da esclamare. Invece no. In un momento storico in cui la cronaca è intrisa di casi di bullismo e non solo, davanti a scene aberranti come queste e non giustificabili in alcun modo, il pubblico dovrebbe protestare seriamente e ignorare programmi del genere, costringendo gli autori a rivedere il cast e la scrittura stessa del reality show.

    Il voyeurismo, invece, continua ad avere la meglio ed è una sconfitta per tutti: per la rete, che deve correre ai ripari provando a salvare il salvabile; per i concorrenti, dilettanti allo sbaraglio convinti di avere in pugno successo e celebrità e detentori del mantra ‘più urlo più serate in discoteche ottengo un volta fuori dalla casa’, non capendo, invece, di rischiare di cadere immediatamente nell’oblio; per gli addetti ai lavori, imbarazzati nel commentare un prodotto pur sempre televisivo; per i telespettatori, fruitori inerti di un becero spaccato di società.

    Per onestà intellettuale e correttezza nei confronti delle maestranze che ‘fanno’ la televisione (autori, conduttori, redattori, registi, direttori, eccetera), è d’uopo specificare che queste considerazioni sarebbero rimaste le stesse anche se l’episodio increscioso che ha tenuto banco tutta la settimana non si fosse verificato.

    Il genere ‘reality show’ è morto, e anche tanti anni fa. La TV urlata non è più di moda, il reality stesso si è trasformato in talent show, fino a modellarsi su mille sfaccettature diverse: cooking show, docu-reality, adventure game, eccetera eccetera. Semplicemente è finita un’epoca.

    Il Grande Fratello ha cambiato le sorti della TV mondiale e, in un certo modo, anche la società, ma venti anni addietro. Dal 14 settembre 2000 a oggi lo scenario è completamente cambiato. Negli anni l’interesse del pubblico nei confronti del Grande Fratello è andato via via scemando e Mediaset stessa l’ha giustamente tenuto in panchina per diverso tempo, fino a quando ha dato il via al Grande Fratello VIP, unico escamotage per tenere in vita una pianta ormai rinsecchita e svuotata della propria linfa vitale.

    Come scrivevamo nel 2016, subito dopo la fine della prima edizione del GF VIP, ‘il reality show, propriamente inteso, è morto. (…) La soluzione percorribile da Canale 5 appare solo una: mettersi al lavoro per una seconda edizione del GF versione Celebrity, evitando (…) di tornare alle origini con 20 sconosciuti rinchiusi in una casa, simbolo di un’epoca televisiva finita da anni che non ritornerà. Farebbe bene agli ascolti di rete, farebbe bene ai telespettatori’.

    E se Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici come elemento imprescindibile della storia dell’uomo, allo stesso tempo, bisognerebbe prendere atto che tutti i cicli arrivano a un termine e che non è necessario raschiare il fondo del barile per paura di rinunciare a un prodotto ‘forte’ a prescindere. Insomma, stavolta avremmo volentieri fatto a meno di corsi e ricorsi storici.

    Ferma restando la bassezza dell’accaduto, il nocciolo della questione non è la lite tra Aìda e Baye, bensì aver deciso di alzare l’asticella proponendo caratteri e situazioni estremi convinti che fossero elementi imprescindibili per catturare l’attenzione del telespettatore.

    E’ vero che l’intrattenimento necessita di pepe, ma, come in tutte le cose, il troppo stroppia. E’ altrettanto vero che un’eccessiva sobrietà non instillerebbe nel pubblico l’effetto curiosità necessario affinché lo stesso si affezioni alle dinamiche della casa e ne diventi dipendente, ma in medio stat virtus e se ci si rende conto che rianimare un format vecchio richiede uno sforzo eccessivo, tanto vale mettersi all’opera e pensare a qualcosa di nuovo. Facile a dirsi, certo, ma i ‘professionisti’ fanno questo. Non sempre andare sull’usato sicuro paga.

    Il secondo problema è la composizione del cast: concorrenti quasi tutti già conosciuti al grande pubblico grazie alle ospitate nei salotti pomeridiani o a partner famosi. Che senso ha? Tanto valeva inserirli nel cast della terza edizione del Grande Fratello VIP e presentarli per quello che sono: aspiranti personaggi televisivi in cerca di popolarità.

    Infine, un messaggio di solidarietà alla padrona di casa, Barbara D’Urso, la quale, quando ha accettato di tornare a condurre il programma che l’ha consacrata definitivamente, forse si è sfregata le mani, convinta che sarebbe bastato un ‘ragaaazziiii’ per macinare ascolti e tenere a bada i ‘suoi’ concorrenti e, invece, si è ritrovata a dover chiedere scusa – seppur indirettamente – all’Italia per lo spettacolo aberrante che il ‘suo’ programma ha involontariamente confezionato.

    Purtroppo non è pensabile che il cast venga cambiato in corsa nella sua quasi interezza. Possiamo, però, sperare in lunghe conversazioni tra autori e concorrenti, al fine di far capire a questi ultimi che anche al trash c’è un limite.

    Di questa quindicesima edizione nella memoria dei telespettatori non rimarrà nulla, se non la lite furiosa tra Aìda e Baye e, a questo punto, l’augurio è solo uno: non leggere ‘Grande Fratello 16’ nella cartella stampa dei palinsesti Mediaset 2018-2019. Sarebbe un grande regalo per i telespettatori e forse si direbbe coraggiosamente addio a un genere anacronistico e stantio, specchio di un’epoca ormai lontana.