Massimo Boldi a Christian De Sica: ‘Tua moglie Silvia è la tua debolezza’

Lunga e per certi versi commovente lettera aperta di Massimo Boldi a Christian De Sica in cui l'attore milanese chiede all'amico di tornare a fare film insieme (ma svela anche qualche altarino)

Pubblicato da Raffaele Dambra Martedì 4 aprile 2017

Struggente lettera aperta ‘recapitata’ da Massimo Boldi a Christian De Sica nella quale l’attore milanese chiede al suo collega romano, con cui ha formato in passato una delle coppie più divertenti del nostro cinema, di tornare a recitare insieme perché ‘potremmo essere ancora un successo travolgente’. Nella stessa lettera, però, Massimo Boldi scrive molto altro, accusando la moglie-manager di De Sica, Silvia Verdone, di manipolare tutte le scelte del marito (‘la tua debolezza ha un nome: Silvia, tua moglie’, scrive rivolgendosi all’amico) e di volergli tuttora far pagare la decisione di aver rotto il sodalizio artistico nel 2006 dopo il grande successo del cinepanettone Natale a Miami.

Caro Christian, ti scrivo perché sono addolorato o forse semplicemente dispiaciuto’, scrive Massimo Boldi a Christian De Sica nella lunga lettera aperta pubblicata sul nuovo numero del settimanale Chi e anticipata in anteprima da AdnKronos, ‘Mi spiace vedere questo tuo lato debole che il pubblico, il tuo pubblico, il nostro pubblico, non conosce. La tua debolezza ha un nome: Silvia, tua moglie. Lei, la tua agente, che decide, che programma la tua vita da sempre, anzi, da quando hai iniziato ad avere successo, da quando abbiamo iniziato ad avere successo con Aurelio De Laurentiis, 28 anni fa (il primo film insieme è in realtà I Pompieri del 1985 ma probabilmente lui si riferisce al primo cinepanettone Vacanze di Natale ’90, ndr). Oggi è passato più di un quarto di secolo e tra noi che cosa resta? Solo qualche messaggino. No, non lo accetto. Mi manca Christian, il mio amico, troppo, tanto’.

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La lettera di Boldi a De Sica prosegue più o meno sulla stessa falsariga, rivelando tra le altre cose un episodio apparentemente molto spiacevole (poi bisogna ascoltare anche l’altra campana) che riguarda la morte, e in particolar modo i funerali, di sua moglie Marisa, avvenuta nel 2004: ‘Tu, Silvia e Aurelio non avete perdonato il fatto che me ne sia andato nel momento del nostro massimo successo? Ma non stavo bene. Ero un uomo distrutto, avevo perso mia moglie Marisa. Forse un pacca sulle spalle, in quel momento, da parte del mio amico, mi è mancata. E pensare che Silvia e Marisa, praticamente coetanee, erano amiche. Oggi rivelo che Christian e Silvia non sono venuti nemmeno al funerale di Marisa, mia moglie, la loro amica’.

Massimo Boldi, poi, racconta che la moglie di Christian De Sica imporrebbe alle trasmissioni TV una sorta di veto su qualsiasi domanda che riguarda il vecchio sodalizio tra i due attori: ‘So che prima di ogni trasmissione della quale sei ospite, tua moglie dice: ‘Niente domande su Boldi‘. Perché? Sono il diavolo? Che cosa avrei fatto? Di che colpa mi devo autocondannare?’

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La lunga lettera di Massimo Boldi a Christian De Sica si conclude con un appello: ‘In giro, giovani e non mi chiedono: ‘Quando tornate insieme?‘. Una domanda che fanno anche a te, lo so. E so che noi potremmo essere ancora un successo travolgente e non, come dici tu, ‘due vecchi che hanno già dato’. Chissà queste parole da dove provengono. Non sono tue, amico mio. Sono religioso e credo che il buon Dio mi abbia fatto avvicinare a te, abbia creato la nostra coppia sia professionale sia fuori dallo schermo per regalare risate alla gente, per allontanare i problemi in quelle due ore in cui veniva a vederci. Andare contro Dio, il volere di Dio che ci ha uniti… boh, dimmi tu, o ditemi voi, lo vedo come un peccato. Cara Silvia, sappi una cosa, mi manchi anche tu. Mi mancano i tuoi consigli sempre diretti e determinati. Mi manca parlare con te di Marisa, mi mancano i nostri ricordi’.

Ci attendiamo ovviamente che Christian De Sica risponda all’appello di Massimo Boldi, spiegando le sue ragioni, ma siamo poco convinti che torneranno a fare film insieme. Voi che ne dite?