Fabio Fazio lascia la Rai e vola a Mediaset? ‘Non avrei nessuna difficoltà’

Il conduttore ligure Fabio Fazio pronto a lasciare la Rai e a volare verso altri lidi (Mediaset? Sky?) per protesta contro la grave intrusione della politica nella gestione della TV di Stato

Pubblicato da Raffaele Dambra Venerdì 31 marzo 2017

Fabio Fazio lascia la Rai e vola a Mediaset? ‘Non avrei nessuna difficoltà’

Il dado è tratto: Fabio Fazio lascia la Rai e vola a Mediaset o a Sky? Il conduttore ligure, volto storico della TV di Stato (‘Ho cominciato proprio in Rai nel 1983’, ricorda), rompe gli indugi e parla senza mezzi termini della concreta possibilità di abbandonare viale Mazzini a causa della ‘grave intrusione della politica nella gestione dell’azienda’. Le dichiarazioni, che faranno sicuramente molto rumore, seguono il tweet di qualche giorno fa con il quale Fazio ha annunciato l’intenzione di creare una propria società di produzione perché ‘è giunto il momento di rischiare in proprio’.

‘Ho aspettato il parere dell’Avvocatura dello Stato sul tetto ai compensi in Rai prima di intervenire su questo tema, ma ora sento il dovere di dire come la penso’. Inizia così la lunga e interessantissima intervista concessa da Fabio Fazio a Repubblica, nella quale il conduttore savonese parla per la prima volta della concreta possibilità di lasciare la Rai dopo 34 anni di onorato servizio.

Come forse avrete letto, in settimana l’Avvocatura dello Stato ha dato un parere formale sul famoso tetto di 240mila euro lordi annui per i compensi dei manager e dei dipendenti della Rai, come stabilito dalla legge sull’editoria del 2016, che se applicato alla lettera ridurrebbe in maniera drastica i lauti stipendi dei personaggi più popolari della TV pubblica, dallo stesso Fazio a Carlo Conti, passando per Antonella Clerici, Frizzi, Amadeus, Milly Carlucci e compagnia bella. Ebbene, l’Avvocatura ha espresso forti dubbi sul fatto che il tetto dei 240mila euro possa valere anche per i cosiddetti ‘artisti’ (quindi i presentatori, ma anche gli attori, i registi, gli sceneggiatori, i direttori d’orchestra, ecc.) che lavorano per la Rai, sottolineando che è ancora in vigore una norma della Finanziaria del 2007, mai modificata, che tiene fuori da ogni vincolo ‘la prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato’.

Ma nonostante questo, Fabio Fazio lascia la Rai in ogni caso e prova a spiegare il perché: ‘In questi mesi abbiamo assistito a un’intrusione della politica nella gestione della Rai che non ha precedenti. La politica non si è fatta custode di un bene o di uno spazio comune, ma si è intromessa nella gestione ordinaria di un’azienda: addirittura nei contratti tra viale Mazzini e gli artisti, i presentatori, gli attori di film e fiction. Si è creato un vulnus forse insuperabile’.

L’amarezza di Fabio Fazio per la questione dei compensi è tanta: ‘Io e i miei colleghi siamo stati esposti al pubblico ludibrio senza rendersi conto del danno che si stava facendo alla Rai. Ricordo sempre che ciò che siamo arrivati a guadagnare nella vita, una vita sicuramente fortunata, è dettato dal mercato ed è proporzionale al valore che si produce. Siamo pagati dalla pubblicità, non dal canone: se uno guarda il fatturato degli spot di Che Tempo Che Fa, si rende conto che con quel ricavato si pagano anche trasmissioni che di pubblicità ne hanno poca e sono presentati da conduttori emergenti’.

Quindi il futuro di Fabio Fazio in Rai è quanto mai incerto: ‘Per ora continuerò in Rai fino a fine maggio quando, il 23, condurrò in prima serata su Rai Uno uno speciale per i 25 anni della strage di Capaci. Poi il 28 maggio avremo l’ultima puntata di Che Tempo Che Fa e Che Fuori Tempo Che Fa. E dopo? In un mercato così dinamico, è fondamentale esserlo altrettanto e per quanto mi riguarda rischiare in proprio: con la mia nuova società di produzione sarò libero di lavorare con chiunque, con la Rai ma potrei farlo anche con Mediaset senza nessuna difficoltà. Se ho ricevuto offerte da Sky? Sono sotto contratto con la Rai e quindi non posso rispondere, ma se i partiti indeboliscono il servizio pubblico, gli editori privati sono incoraggiati ad approfittarne. Sono le leggi del mercato…’.