Liste d’attesa si cambia, se troppo lunghe stop alle visite private

Via i direttori generali che non rispettano gli obiettivi, al via un osservatorio per la trasparenza delle prenotazioni, critici i medici che parlano di "fiera dell'ipocrisia", che non risolve il problema della mancanza di personale, di tecnologie e di organizzazione

Pubblicato da Lorena Cacace Venerdì 22 febbraio 2019

Liste d’attesa si cambia, se troppo lunghe stop alle visite private
Immagine by Pixabay

Se le liste di attesa sono troppo lunghe, stop alle visite private e direttori generali a casa. Sono alcuni dei punti del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA), predisposto dal Ministero della Salute e confermato dalla Conferenza Stato Regioni. “Se i tempi di attesa per un esame medico superano i tempi previsti per legge, sarai indirizzato presso una struttura privata convenzionata senza costi aggiuntivi”, ha spiegato la ministra della Salute Giulia Grillo alla presentazione. “Abbiamo fatto un lavoro importantissimo e oggi, dopo dieci anni, il Paese ha un nuovo piano nazionale di gestione delle liste di attesa”.

Tra le novità del nuovo PGNLA c’è dunque l’attenzione ai rispetti dei tempi per esami e visite. Come già quello precedente, il nuovo Piano elenca le prestazioni e gli esami diagnostici soggetti al monitoraggio, dividendole in 4 categorie in base all’urgenza e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi, riducendo il tempo per le visite a priorità programmata (cioè non urgenti) da 180 a 120 giorni.

Altro punto è la gestione trasparente delle prenotazioni che prevede l’accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture e l’istituzione di un osservatorio nazionale sulle liste d’attesa di cui faranno parte anche i cittadini.

Nel caso in cui un’azienda sanitaria non rispettasse gli obiettivi, viene istituita la possibilità di rimuoverne i direttori generali.

Netta le presa di posizione contraria dei medici che bocciano il piano del governo definito una “fiera dell’ipocrisia”. “Regioni e Governo si auto assolvono dalla responsabilità politica e gestionale del mantenimento e dell’allungamento delle attese, sempre più lunghe, per le prestazioni sanitarie indicando nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale”, ha commentato Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed.