Melanoma, una cura possibile con il farmaco contro l’ipertensione

La scoperta italiana ha evidenziato che l'antipertensivo blocca il cancro in 8 casi su 10

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    Melanoma, una cura possibile con il farmaco contro l’ipertensione

    Un team di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Firenze ha effettuato uno studio sulla cura del melanoma, i cui risultati sono stati molto incoraggianti. Utilizzando un farmaco già in uso per il trattamento di stati ipertensivi e di angina pectoris, hanno ottenuto ottimi risultati evidenziando lo stop nell’avanzare del cancro della pelle in ben otto casi su dieci.

    Il farmaco in questione si chiama propranololo. Lo studio prospettico seguito dal professor Vincenzo De Giorgi, pubblicato sulla rivista scientifica specializzata JAMA Oncology, è stato effettuato su un gruppo di 53 persone che presentavano il cancro della pelle.

    Il betabloccante comunemente prescritto per contrastare problemi di pressione alta ha in effetti portato, nell’80% dei casi, a un blocco nella progressione della malattia ‘senza effetti collaterali’ tiene a precisare il medico. Che spiega anche i motivi di un risultato del genere, che chiaramente sarà oggetto di ulteriori studi: “Una spiegazione è legata allo stress a cui sono sottoposti i pazienti, che provoca il rilascio di adrenalina che favorisce la comparsa dei tumori, e i cui recettori sono bloccati dal propanololo. Inoltre questa classe di farmaci va ad impedire la vascolarizzazione del tumore, una condizione necessaria per la crescita”.

    In pratica, spiega ancora l’esperto: “I beta-bloccanti riducono la formazione di nuovi vasi sanguigni: non a caso il propranololo viene usato con successo nei neonati con emangiomi. Questo effetto aiuta contro i tumori, che per crescere e dare metastasi hanno bisogno della formazione di nuovi vasi. I tumori inoltre si sviluppano anche grazie all’azione di mediatori come l’adrenalina, prodotti in caso di stress: i beta-bloccanti sono “rilassanti”, impediscono all’adrenalina di agire a livello cellulare e quindi forse anche in questo modo inibiscono la crescita tumorale”.