Intossicazione da monossido di carbonio: come si forma e i valori limite

Tutto quello che c'è da sapere sul monossido di carbonio: come si forma, i sintomi che rivelano se c'è una fuoriuscita in casa e come evitare di rimanere vittime di questo silenzioso e pericolosissimo killer che - soprattutto d'inverno - colpisce tante famiglie generando una strage drammatica e costante. Prevenire, in questo caso non è soltanto meglio che curare, è l'unica difesa

Pubblicato da Diego Barbera Lunedì 15 gennaio 2018

Intossicazione da monossido di carbonio: come si forma e i valori limite

L’intossicazione da monossido di carbonio è una delle più subdole e pericolose perché non a caso questa minaccia è soprannominata “il killer silenzioso” dato che colpisce senza troppo preavviso e non lascia, spesso, possibilità di salvezza. Soprattutto d’inverno tutto si amplifica dato che il monossido di carbonio rilasciato da caldaia così come il monossido di carbonio generato dal camino miete ogni anno numerose vittime anche in Italia.

In questo approfondimento sull’intossicazione da monossido di carbonio stenderemo linee guida che vi aiuteranno a comprenderne i sintomi così come di più sulla sua natura per capire meglio come si forma e come va a causare anche drammatici danni permanenti se non, purtroppo, la morte.

Quali sono i valori limite di monossido di carbonio che il nostro corpo può reggere, come difendersi da questo pericolo negli ambienti più sensibili? Sono tante le domande che troveranno risposta in queste righe e che cercheranno di fare più chiarezza su una tematica quantomai attuale. D’altra parte, il monossido di carbonio in casa è un veleno che non lascia scampo, ma che al tempo stesso può essere fortemente bloccato sul nascere con alcuni semplici accorgimenti.

Intossicazione da monossido di carbonio: come si forma

Intossicazione Monossido di Carbonio

Che cos’è il monossido di carbonio? Altrimenti noto come ossido di carbonio o ossido carbonioso, è uno dei veleni più tossici e pericolosi per l’organismo umano perché può essere generato in un ambiente casalingo con drammatica facilità. Per comprendere quanto sia subdolo basta citare il fatto che sia inodore e insapore, dunque quando ne siamo completamente immersi ce ne rendiamo conto quando è, spesso, troppo tardi.

Come si forma il monossido di carbonio è presto detto: questo gas velenoso è formato da una molecola costituita da un atomo di ossigeno e un atomo di carbonio che sono legati tra loro con un triplo legame ossia con doppio legame covalente e un legame dativo e viene riconosciuto dalla semplice formula chimica CO. Il monossido di carbonio si forma da una reazione di combustione quando l’aria viene a mancare e il principale elemento della stessa combustione è l’anidride carbonica.

Le sorgenti casalinghe? Tutto ciò che crea combustione come le stufe, i camini, le caldaie, i fornelli così come una brace che si trovano a bruciare in un ambiente sempre più povero di ossigeno con il famigerato vapore su carbone scaldato. In natura si genera, in modo simile, in prossimità dei coni vulcanici, in incendi boschivi oppure, decisamente più in su, per via di reazioni fotochimiche che avvengono nella troposfera. Fino a poco tempo fa, il tremendo gas da carbone alias gas di città riscaldava e serviva per cucinare nelle case e generava facilmente monossido di carbonio, ma è stato sostituito dal più sicuro metano.

In generale, al giorno d’oggi le principali fonti di monossido di carbonio sono gli scarichi degli autoveicoli e gli impianti di combustione non industriali.

I valori limite del monossido di carbonio

Intossicazione Monossido di carbonio

I valori limite del monossido di carbonio sono quelli massimi che il nostro organismo può sopportare prima di collassare. Premesso il fatto che ogni persona può comportarsi in modo sensibilmente differente e dunque ci sono iper o iposensibilità, come stabilito dal D.Lgs. 155/2010 viene individuato sulla media mobile su 8 ore, di 10 mg/m3. Solitamente in casa c’è sempre un livello di 1,5 e 4,5 mg/m3 di monossido di carbonio, innocuo a questi livelli, ma in casi di pericolo può arrivare fino a 60 mg/m3 .

Il monossido di carbonio e l’emoglobina

intossicazione monossido di carbonio

Si sente spesso parlare di monossido di carbonio ed emoglobina, perché? Perché il killer silenzioso è un’emotossina, ovverosia va a legarsi in modo molto solido con lo ione del ferro della proteina del sangue dando una corposa spinta di spalla all’ossigeno e legandosi in modo molto più stabile.

I sintomi dell’intossicazione da monossido di carbonio e i danni permanenti

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I sintomi dell’intossicazione da monossido di carbonio sono ben noti, anche se spesso possono non essere sufficienti a salvarsi la vita perché quando si manifestano potrebbe essere troppo tardi. Possono emergere fastidi sempre più intensi come mal di testa accompagnato da vertigini, stato confusionale, debolezza, fino a manifestazioni corporali come nausea, vomito, dolori al petto e, per ultimi, perdita di coscienza e morte. Il grandissimo pericolo sta nel fatto che può capitare una diffusione di questo gas velenoso di notte e si passa in modo terribile dal sonno alla morte senza rendersene conto.

I danni permanenti dell’intossicazione da monossido di carbonio possono riguardare soprattutto il cervello.

Intossicazione da monossido di carbonio: come evitare e prevenire

Intossicazione monossido carbonio

Oltre a non accendere per alcun motivo braci in un ambiente chiuso che così vede l’ossigeno diventare limitatissimo e scatenare la combinazione sopra descritta, oltre a non rimanere a respirare gas di scarico di un’auto accesa in un garage non ventilato (sono situazioni limite, ma già capitate), ci sono alcuni espedienti per evitare il dramma.

Per evitare l’intossicazione da monossido di carbonio è dunque consigliabile far installare gli impianti di riscaldamento da un professionista e di farli controllare periodicamente. Si può anche osservare la fiamma del gas dei fornelli, perché se è gialla e non blu può essere indicazione di esalazioni di monossido di carbonio. Sono presenti altresì dispositivi che possono rilevare la presenza del gas.

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