Nave Diciotti, retromarcia di Salvini: non vuole più essere processato

Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata', ha scritto il ministro in una lettera al Corriere della Sera

Pubblicato da Beatrice Elerdini Martedì 29 gennaio 2019

Nave Diciotti, retromarcia di Salvini: non vuole più essere processato
Foto: Ansa

Matteo Salvini torna sui suoi passi. Il 27 agosto scorso il ministro dell’Interno si era detto pronto a sottoporsi a processo per la delicata questione della nave Diciotti. ‘Se il Tribunale dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire…’, aveva dichiarato. Oggi che il Tribunale dei ministri ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere, Salvini fa retromarcia. Questa volta non si limita a dirlo, ma lo scrive in una lettera inviata al Corriere della Sera. 

Salvini ascolta i latini, Verba volant scripta manent, e mette per iscritto il suo cambio di vedute circa la possibilità di finire sotto processo.

‘Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni (si veda in particolare l’articolo 10-bis d.lgs. n. 286/1998, che punisce il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato) e riconosciuto dal diritto dell’Unione europea’. Si legge nella missiva.

Il ministro ha poi sottolineato: ‘Il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, ha agito al fine di verificare la possibilità di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti. Questo obiettivo emerge con chiarezza dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno del 2018 (precedente ai fatti a me contestati)’.

In conclusione il vicepremier scrive: ‘Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo’.