Fabrizio Corona lancia un movimento politico e attacca Salvini: ‘Andrebbe sbattuto in galera’

Corona presenta il suo nuovo libro e ne ha per tutti: Salvini in galera, Bonafede incompetente, Bersani (a sorpresa) riabilitato

Pubblicato da Redazione NanoPress Mercoledì 23 gennaio 2019

Fabrizio Corona lancia un movimento politico e attacca Salvini: ‘Andrebbe sbattuto in galera’
Ansa

Fabrizio Corona promuove la sua ultima fatica letteraria in un locale milanese e lo fa in grande stile: arriva scortato da 100 giovanotti incappucciati con addosso la scritta “Team Corona”. Ad attenderlo per l’intervista c’è nientemeno che Massimo Giletti, volto cult di La7.

“È già l’inizio di un movimento politico“, ha spiegato Corona riferendosi ai 100 incappucciati che lo scortavano per il lancio promozionale del libro “Non mi avete fatto niente”. Sul palco anche il figlio 16enne Carlos.

“Se fossi incensurato prenderei cento volte i voti di Matteo Salvini“, ha dichiarato Corona criticando il modo di fare politica del ministro dell’Interno. “E’ facile per Salvini: guardate i suoi social: 12 post al giorno, 50 stories, ci scrive una frase poi il contenuto non c’è. E’ soltanto una roba per fare notizia. I miei psichiatri dicono una cosa: che quando per due giorni non si parla di me, io faccio qualcosa per uscire sui giornali; è un’ossessione e poi faccio danni. Anche per loro e’ cosi’, ma loro sono politici, non si possono paragonare a me”, ha spiegato. E non è tutto: “Le ultime cose che [Salvini] ha detto sulla polizia, cioè ‘ha fatto bene a sparare al posto di blocco’ sono una roba da prenderlo e mandarlo in galera”.

Neppure il placido ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si salva dalle critiche coroniane: “Il ministro Bonafede è una persona laureata in Legge, però non basta per diventare ministro della Giustizia. Quando penso ad un ministro lo immagino di 60 anni, uno che conosce le carceri, i tribunali e i diritti, perché la Giustizia in Italia è una cosa seria”.

Corona poi riesuma nientemeno che Bersani: “La vera politica non è cercare i like e i followers, è farla come faceva Bersani, per il popolo”.

I presenti sono poi stati intrattenuti dalla lettura del testamento di Fabrizio Corona, il quale poi ha aggiunto: “Ammettiamolo, non so perché sono ancora vivo, ma se dovessi morire lo farei da re“. L’erede universale del suo patrimonio sarà il figlio Carlos.

Corona ha poi espresso alcune considerazioni sul carcere: “Il carcere è stato una grandissima sofferenza: sono stato arrestato per cose non gravissime e non mi meritavo tutti questi arresti. [I segni] te li porti dentro ma non li vuoi mostrare. Non sarò mai più quello dei prima: ho perso la mia innocenza e non dormo mai sereno”.

Ma, come si dice, non tutto il male viene per nuocere: “Sono immortale: è la quinta volta che mi arrestano, ma io continuo ad aprire uffici, a fare marketing, ad aprire brand: pensano di fermarmi ma in realtà mi fanno una grandissima pubblicità”.