Crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici: la Lega vuole renderlo obbligatorio

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    Crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici: la Lega vuole renderlo obbligatorio

    Si intitola “Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni” la proposta di legge presentata, nel marzo del 2018, dall’onorevole Barbara Saltamartini, in quota Lega. L’obiettivo della parlamentare leghista è quello di riportare il crocefisso in tutti gli uffici pubblici, scuole e università comprese. E per chi non dovesse ottemperare a quest’obbligo la Saltamartini ha anche già previsto delle sanzioni. Insomma è tutto pronto, in uno Stato laico per Costituzione, per riportare in auge il simbolo del Cristianesimo.

    Ma la questione non è, almeno secondo l’onorevole Barbara Saltamartini, meramente religiosa: «Le ripetute polemiche relative alla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche, documentate dalla stampa e dai mezzi di comunicazione nazionali, hanno profondamente ferito il significato non solo religioso del Crocifisso, ma anche e soprattutto quale simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa».

    «Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, – prosegue l’onorevole leghista – significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese».

    La volontà di riportare il crocefisso negli uffici pubblici, soprattutto nelle scuole, non andrebbe quindi – nell’opinione della Saltamartini – a infrangere l’articolo 7 della Costituzione italiana, secondo il quale: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

    Tuttavia il crocefisso non andrà, almeno per il momento, a sostituire la foto del Presidente della Repubblica, nemmeno di quello attualmente in carica nonostante i vari dissidi con il partito della Saltamartini.